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Il Romanico in Emilia e i suoi protagonisti

Durante l’XI e il XII secolo, l’Europa iniziò un processo di rinnovamento politico, sociale e artistico. Particolarmente rilevante fu la nascita e lo sviluppo del feudalesimo e di alcune entità comunali autonome, soprattutto in Italia. Il Romanico fu lo stile architettonico e artistico che più rappresentò questa fase di profondo rinnovamento sociale. Esso non fu solo una manifestazione ornamentale del gusto dell’epoca, ma svolse un ruolo fondamentale nel tessuto civile medioevale.

La grande maggioranza della popolazione era composta da contadini e agricoltori, i quali non conoscevano né la lettura né la scrittura. Queste erano appannaggio soltanto del clero, della nobiltà feudataria e delle autorità civili. Le imponenti cattedrali romaniche, luogo di incontro con Dio e contemplazione, avevano il potere di appianare ogni differenza sociale.  Non solo davanti il presbiterio tutti gli uomini erano uguali, ricchi o poveri, ma soprattutto esse, attraverso l’architettura, le decorazioni scultoree e i simbolismi, consentivano ad ogni uomo di accedere alla “fonte della vita”, le sacre scritture. Le cattedrali romaniche sono ancora oggi opere straordinarie, intrise di profondo mistero e sconvolgente misticismo; tra di esse assumono grande rilevanza gli edifici sacri di Fidenza, Parma e Modena, a causa della loro smodata bellezza tanto quanto la storia e gli arcani dei simboli che li caratterizzano.

 

L’architettura romanica

Gli edifici romanici dovevano rispondere a ben precise caratteristiche architettoniche: la pianta si slargava in una o più navate, le quali avevano il compito di accogliere i fedeli che dovevano assistere alla Messa. Le navate, sempre in numero dispari, venivano scandite in campate delimitate da colonne e sormontate da volte a crociera. Le splendide facciate si aprivano su portali, sovente splendidamente scolpiti. Elemento centrale della facciata era, talvolta, un rosone circolare, che consentiva l’ingresso di un fascio di luce, immagine del Dio vivente, il quale si proiettava all’interno dell’edificio.

 

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Il rosone del Duomo di Modena

 

La presenza di fregi e simbolismi sulla facciata, sui portali, sui capitelli delle colonne non era un mero espediente artistico, piuttosto caratterizzava la funzione della cattedrale romanica. Per mezzo di essi, tutti potevano avere accesso alle Sacre Scritture; i fregi costituivano la cosiddetta “Bibbia scultorea”, in quanto raffigurazione delle scene del Vecchio e del Nuovo Testamento. L’apparato figurativo del romanico rendeva possibile l’incontro tra Dio e l’Uomo. Tale “Bibbia scultorea” doveva accompagnare il fedele nel suo cammino interiore, dall’ingresso della cattedrale fino al suo culmine: il coro a ridosso dell’abside. Per tale ragione, nelle cattedrali romaniche si ritrovano fregi a livello delle strombature dei portali, della lunetta sotto l’archivolto, e sui capitelli lungo le navate, sino a giungere alle decorazioni scultoree dell’altare maggiore.

 

Le maestranze del periodo romanico

Si palesa così l’importanza sociale di alcune congregazioni di uomini, di cui conosciamo molto poco, ma che hanno lasciato un segno nella storia. Questi erano i mastri scalpellini del periodo medioevale, i veri artefici del “miracolo romanico”. Essi erano coloro che scolpivano materialmente la pietra, attraverso l’esecuzione dei fregi, ma quasi spiritualmente la animavano di significati profondi e immutati. Piuttosto note sono le opere dei Maestri Comacini e di quelli Campionesi del romanico lombardo (si vedano i duomi di Como e di Bergamo), o dei monaci cistercensi del romanico-gotico pisano. Tuttavia, potrebbe risultare sorprendente che, benché si conoscano numerosi lavori di tali maestranze, siano davvero pochi i nomi degli uomini che li hanno realizzati.

 

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La facciata del Duomo di Como

 

Il motivo potrebbe risiedere nella stessa concezione che all’epoca, rispetto ad oggi, si aveva dell’artista e dell’arte in genere. Appare superfluo specificare che la moderna e diffusa idea dell’artista, in quanto “genio e creatore” nasce soltanto  durante il periodo del Rinascimento. I maestri romanici erano, infatti, assimilati quasi a dei semplici copiatori, scalpellini. Le licenze stilistiche concesse erano piuttosto limitate, giacché tali autori avevano il compito di raffigurare il più fedelmente possibile le scene bibliche, secondo canoni ben definiti. Non esisteva la scultura come oggi la concepiamo, bensì essa aveva una mera valenza di appendice architettonica. Per ammirare la prima scultura a tutto tondo, dopo il periodo classico, l’umanità dovette attendere il David di Donatello nel Rinascimento.

Ciò nonostante, esistono alcune eccezionali testimonianze di autori romanici, i cui nomi sono giunti sino a noi. Tra questi Wiligelmo, il quale realizzò uno straordinario ciclo figurativo nel Duomo di Modena, e Benedetto Antelami, le cui opere è possibile osservare a Fidenza e a Parma. 

 

Il Duomo romanico di Fidenza

La costruzione della Cattedrale di San Donnino di Fidenza (1117) è attestata a Benedetto Antelami, importante scultore e architetto del periodo di transizione tra il romanico e il gotico. L’edificio sacro si presenta oggi con una pianta a tre navate, separate da volte a crociera, e una facciata parzialmente incompleta. L’Antelami, infatti, non la terminò, in quanto fu chiamato a lavorare a Parma. Ciò che resta delle decorazioni scultoree e dei suoi fregi è tuttavia sufficiente per comprenderne l’importanza storica e la grandiosità.

 

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La Cattedrale di San Donnino a Fidenza

 

La Cattedrale di Fidenza era anticamente situata lungo la Via Francigena, il camminamento che conduceva i pellegrini verso Gerusalemme, e pertanto svolgeva una fondamentale funzione di ristoro spirituale. Per tale ragione, lungo tutti i lati della cattedrale, Benedetto Antelami scolpì (o fece scolpire) una serie di maestosi bassorilievi raffiguranti passi della Bibbia o storie di santi.

 

Il protiro e il portale maggiore

Il primo elemento fortemente caratterizzante è la facciata, la quale presenta tre portali con strombature. I portali sono sormontati da protiri, sorretti da colonne che si dipartono da leoni stilofori o telamoni alla base. Ai lati del portale maggiore vi sono le prime attribuzioni certe di Benedetto Antelami, due statue raffiguranti re Davide e il profeta Ezechiele. Il primo espone un cartiglio con la scritta “Questa è la porta del Signore; i giusti entrano per essa”; sul lato opposto, Ezechiele riporta: “Ho visto chiusa la porta nella casa del Signore”.

I leoni stilofori del protiro del portale maggiore seguono la classica iconografia romanica: l’uno è intento a divorare una giovenca, l’altro a uccidere un drago serpentiforme. E’ la rappresentazione del leone della tribù di Giuda, figura escatologica e profetica di Cristo Re. Nella simbologia biblica, infatti, è il leone-Cristo (Ariel) a sconfiggere il serpente-demonio. 

 

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Uno dei leoni stilofori del protiro

 

Di eccezionale rilevanza è la decorazione scultorea dell’arco del protiro. Una serie di figure umane si susseguono lungo il bordo: sulla metà sinistra vi sono i profeti del Vecchio Testamento, cui si oppongono gli apostoli dall’altro lato. Al centro, presso la chiave di volta, vi è scolpito Cristo in trono. Il significato simbolico di tale raffigurazione è affascinante. Cristo non abolisce la legge del Vecchio Testamento (i profeti) ma ne dà continuità attraverso una nuova legge, quella dell’amore (gli apostoli). I cartigli della chiave di volta recitano, infatti: “Ascolta Israele i comandamenti della vita, e beati i poveri in spirito”. La frase, che riprende l’incipit dello Shemà ebraico, volge al superamento della legge in quanto schiavitù, costrizione. Questa diviene invece il comandamento nuovo alla maniera di Cristo e del vangelo: ciò che prima si faceva per obbedienza della legge, oggi lo si compie per una scelta di amore. 

 

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L’arco del protiro principale

 

In corrispondenza dell’architrave del portale centrale una fascia scolpita, che si estende sulle strombature, raffigura le scene della vita di San Donnino, santo Patrono di Fidenza.

 

Il portale di destra

Il portale di destra, racchiuso da un protiro con arco e frontone, è impreziosito da una molteplicità di raffigurazioni scultoree. Sul vertice del frontone è scolpito Raimondino, santo locale noto per la sua carità. Presso il timpano vi è un arciprete benedicente, il quale simboleggia la Chiesa. A livello dell’arco del protiro le raffigurazioni zoomorfe impersonificano i vizi capitali.

Sulla lunetta del portale è possibile, invece, osservare l’importante simbolismo di San Michele che uccide il drago.

 

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Portale di destra: San Michele e il drago

 

Il portale di sinistra

Il portale di sinistra, parimenti a quello sul lato opposto, è dotato di protiro. Sul vertice del frontone è raffigurato Giovanni Pallavicino, uno dei più importanti feudatari dell’epoca. Nel timpano, invece, è racchiusa la storia di Borgo San Donnino, ovvero Fidenza. Le scene rappresentano la consacrazione della cattedrale da parte di papa Adriano II, e la sua elevazione a “Chiesa Imperiale” da parte di Carlo Magno.

 

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Il portale di sinistra

I contrafforti laterali e l’abside

Di più difficile interpretazione è l’apparato decorativo delle torri della facciata. Su quella di sinistra si trovano un paio di scene tratte dalla vita di Cristo: Re Erode in trono e i Re Magi.

 

 

Sulla torre di destra è situata una raffigurazione scultorea piuttosto bizzarra, che viene comunemente appellata come il “volo di Alessandro Magno”. Una leggenda narra, infatti, che il macedone Alessandro imbrigliò due grifoni a guida del proprio carro. Per fare in modo che essi lo portassero in cielo, infilzò grossi pezzi di carne su due lance. In siffatto modo i grifoni, al fine di addentare la carne posta innanzi a loro, si sarebbero librati in volo. 

 

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Il celebre volo di Alessandro Magno

 

All’esterno dell’abside sono scolpiti alcuni fregi con scene di caccia e formelle raffiguranti un ciclo dei mesi.

 

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L’abside e il campanile

 

Le scene dei pellegrini nobili e dei pellegrini poveri

Un ciclo scultoreo di formelle, situato ai lati delle nicchie che custodiscono le statue di re Davide e di Ezechiele, raffigura il tema del pellegrinaggio. Sul lato sinistro del portale maggiore un angelo accoglie i pellegrini nobili nella Cattedrale, mentre sul lato opposto a giungere sono i pellegrini poveri. La simbologia vuole rappresentare, come specificato, l’uguaglianza di tutti i viandanti davanti a Dio, e il Duomo di Fidenza come punto d’incontro. L’antico borgo San Donnino era infatti situato lungo la Via Francigena, luogo elettivo di pellegrinaggio.

 

 

 

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Il re Davide e i pellegrini nobili

 

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Il profeta Ezechiele e i pellegrini poveri

L’interno del Duomo

La Cattedrale di Fidenza è suddivisa in tre navate. Sulla navata centrale si affacciano i meravigliosi matronei, per mezzo di finestre trifore. Questi, accessibili attraverso delle rampe di scale situate nei contrafforti, permettono di gettare lo sguardo verso il magnifico presbiterio sopraelevato. Inferiormente è situata la cripta, testimonianza architettonica del primo nucleo dell’edificio (IV secolo). A livello del catino absidale, è racchiuso il ciclo scultoreo composto dalla Statua del Cristo Pantocratore, i simboli dei quattro evangelisti e due angeli. Le raffigurazioni degli evangelisti sono attribuite al “Maestro di Abdon e Sennen”, colui che ha scolpito l’arca che nel Duomo di Parma ospita le reliquie di questi due martiri cristiani.

Lungo la navata centrale, a livello del capitello destro della prima campata, è scolpita “La cacciata degli angeli ribelli dal Paradiso” di Benedetto Antelami.

 

 

 

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La cacciata degli angeli ribelli dal Paradiso

 

Il presbiterio

 

San Donnino

La cattedrale di Fidenza è dedicata a San Donnino, martire della primitiva chiesa emiliana del III secolo. I bassorilievi scolpiti nella facciata del Duomo consentono di ricostruire gli ultimi istanti della vita del santo. Donnino era un soldato al personale servizio dell’imperatore Massimiano.  Convertitosi al cristianesimo, dovette fuggire da Roma poiché fu condannato a morte. I soldati imperiali lo raggiunsero a Fidenza. Ivi, nei pressi del torrente Stirone, Donnino fu catturato e decapitato. La leggenda racconta che il corpo del santo si alzò da terra, raccolse fra le mani la sua testa e attraversò il fiume. Giunto sull’altra riva, si coricò lasciando che la sua anima salisse in cielo. Ivi fu edificata la cattedrale che porta il suo nome.

La costruzione dell’edificio religioso avvenne a seguito del ritrovamento della tomba del santo da parte di Carlo Magno. Tuttavia, successivamente al terremoto del 1117, la cattedrale fu ricostruita secondo gli stilemi romanici che oggi è possibile ammirare.

In prossimità del Duomo, si trovano ancora oggi i resti del ponte romano che il Santo attraversò senza testa.

 

 

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I resti del ponte romano e il Duomo sullo sfondo

 

La Triplice Cinta di Fidenza

Estrema importanza storiografica assume una particolare simbologia rinvenuta sulla facciata del Duomo di Fidenza. Dietro la colonna destra del protiro del portale centrale, in posizione verticale, è incisa una Triplice Cinta.

 

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La Triplice Cinta di Fidenza

 

Da anni un corposo dibattito infervora gli studiosi riguardo le attribuzioni storiche e di significato di tale rappresentazione figurativa. Taluni sostengono, infatti, che la Triplice Cinta rappresenti la scacchiera di un gioco assai diffusa in epoca medioevale: il Filetto. Altri propendono per una significazione simbolistica. In tal senso, la Triplice Cinta potrebbe essere un simbolo esoterico di riconoscimento, affine ad ordini monastici o congregazioni del tempo. Deduzione alla quale si giunge osservando i siti archeologici di rinvenimento, che riguardano più frequentemente cattedrali o edifici di culto del periodo medioevale. Suggeriamo l’ipotesi che la Triplice Cinta possa essere collegata con l’attività dei monaci Cistercensi e dei Cavalieri Templari, in quanto potrebbe rappresentare la pianta del Tempio di Gerusalemme.

Proprio sul sito della Città Santa in cui sorgeva il Tempio, distrutto dal generale Tito nel 70 d.C., i Cavalieri Templari detenevano il quartier generale durante le Crociate. L’associazione tra la Triplice Cinta e l’edificio ebraico del Sancta Sactorum deriva dalla descrizione che il libro biblico delle Cronache fornisce dello stesso. Il Tempio di Gerusalemme è, infatti, così descritto:  “il cortile dei sacerdoti, il gran cortile e le porte di detto cortile, che rivestì di bronzo” [Cronache II 4,9].

In tal senso, la Triplice Cinta di Fidenza assume un significato assai rilevante, poiché certamente non poteva essere usata come scacchiera per passare il tempo, essendo situata in posizione verticale e dietro una colonna. 

 

L’Alquerque di Fidenza

Un’altra simbologia presente sulla facciata del Duomo di San Donnino è quella dell’Alquerque. Esso è situato curiosamente appena di fianco all’arco che caratterizza il protiro del portale centrale. Il suo significato è legato all’origine dell’Universo e, nell’accezione medioevale del simbolo, rappresenta l’immagine del Dio creatore. 

 

 

Curiosamente, un motivo piuttosto similare è richiamato in alcuni punti del pavimento del Duomo.

 

Benedetto Antelami a Parma

Benedetto Antelami costituisce una delle più importanti figure artistiche del Basso Medioevo italiano. All’artista di scuola lombarda si devono alcune delle opere più emblematiche del periodo di transizione tra il romanico e il gotico. In particolare a Parma, città dove l’Antelami operò tra il 1170 e il 1230, è possibile ammirare le opere scultoree e architettoniche che segnano concretamente tale passaggio: il Battistero, progettato e realizzato sotto la sua direzione; e la lastra scultorea della Deposizione presso il Duomo. 

 

Il Battistero di Parma

L’edificio, situato in prossimità della Cattedrale, fu progettato e realizzato da Benedetto Antelami tra il 1196 e il 1216. Il Battistero è sviluppato in altezza, ad anticipare alcuni caratteri tipici della nascente architettura gotica. Esso presenta una struttura ottagonale, a simboleggiare i sette giorni della creazione e l’ottavo giorno, segno della vita eterna.

 

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Parma: a sinistra la Cattedrale di Santa Maria Assunta, a destra il Battistero

 

Presso l’ordine inferiore, il Battistero si apre su tre portali con strombature e archi a tutto sesto. Ad altezza d’uomo, lungo il perimetro, sono situate delle formelle, probabilmente realizzate dallo stesso Benedetto. Esse sono tratte dal ciclo dello zooforo, che include raffigurazioni di animali, sirene e i segni dello zodiaco.

 

Uno dei portali del Battistero

 

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Porzione dello zooforo dell’Antelami

 

Nella porzione superiore il Battistero presenta quattro ordini di loggette. L’edificio termina con una fascia di archi ciechi trecenteschi e superiormente dei pinnacoli abbozzati.

L’interno del Battistero presenta sedici arcate contenenti altrettanti nicchie, all’interno delle quali si trovano delle sculture raffiguranti il Ciclo dei Mesi, realizzate dall’Antelami e dai suoi collaboratori. Le sedici arcate si proiettano sul punto focale, in alto a livello del quale converge la cupola. Quest’ultima è decorata da affreschi del Trecento (maestranze padane) che raffigurano episodi della vita di Abramo, della vita di San Giovanni Battista e il Cristo glorioso. 

 

L’interno del battistero e il Ciclo dei Mesi

 

La decorazione della cupola del Battsitero

 

Il Duomo di Parma

La Cattedrale di Santa Maria Assunta fu costruita a partire dalla seconda metà dell’XI secolo. Essa è ancora fedele all’originario impianto romanico, con facciata a capanna e pianta a croce latina a tre navate. Tra i tesori del Duomo di Parma non si possono dimenticare gli affreschi della cupola dipinti da Antonio Allegri, detto Correggio. Sotto la cupola è situato l’altare maggiore, pregevole opera del “maestro di Abdon e Sennen”, il quale prende il nome proprio dai due martiri le cui spoglie sono custodite nell’arca.

 

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L’interno del Duomo di Parma

 

 

L’altare maggiore di Abdon e Sennen

 

La Deposizione dalla Croce di Benedetto Antelami

A livello del transetto destro è collocata l’opera magna di Benedetto Antelami: la Deposizione dalla Croce. L’opera è datata 1178 ed è l’unica realizzazione firmata dall’autore. Infatti, nella lastra sono incise le seguenti parole: “ANNO MILLENO CENTENO SEPTVAGENO / OCTAVO SCVLTOR PAT(RA)VIT M(EN)SE SE(C)V(N)DO // ANTELAMI DICTVS SCVLPTOR FVIT HIC BENEDICTVS” ovvero “Nell’anno 1178 (mese di aprile) uno scultore realizzò (quest’opera); questo scultore fu Benedetto detto Antelami”. 

 

La Deposizione di Benedetto Antelami

 

La lastra descrive l’episodio evangelico della Deposizione di Cristo dalla Croce. Il corpo del Cristo, ormai inerme, occupa la porzione centrale della scena. L’iconografia classica mostra Nicodemo su una scala a pioli e Giuseppe d’Arimatea che mantiene il corpo del Salvatore. Sulla sinistra è raffigurato Longino, con la lancia e il Graal. Rappresentativo è l’episodio in cui i soldati romani si giocano la tunica di Cristo con i dadi. La Deposizione di Benedetto Antelami racchiude un valore intrinsecamente teologico oltre che artistico. Attraverso questo capolavoro i pellegrini che transitavano lungo la Via Francigena contemplavano la vita e la passione di Cristo. Per tale ragione, la Deposizione è un’opera allo stesso tempo mistica e didascalica. 

 

Il Duomo di Modena

Straordinario esempio del romanico emiliano-lombardo è il Duomo di Santa Maria Assunta e San Geminiano a Modena (1099-1319). Incastonato nel centro cittadino, fu progettato dall’architetto comacino Lanfranco, al quale dovette subentrare Wiligelmo nell’edificazione della facciata e dell’apparato scultoreo.

 

La facciata del Duomo di Modena

 

Wiligelmo era probabilmente di origine lombarda, ad egli sono legate opere scultoree di alcune chiese emiliane, tra cui anche Piacenza e Nonantola. Nel Duomo di Modena sono contenute le sue realizzazioni più famose e rilevanti. L’importante contributo all’apparato artistico della chiesa emiliana è celebrato attraverso un’epigrafe che recita «Inter scultores quan/to sis dignus onore, cla/ret scultura nunc Wiligelme tua» («Quanto tra gli scultori tu sia degno di onore, è evidente ora, o Wiligelmo, per la tua scultura»). Tali parole sono incise su un cartiglio sorretto dai profeti Elia ed Enoch, a sinistra del portale centrale sulla facciata.

 

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Il cartiglio di Wiligelmo

 

La facciata romanica del Duomo di Modena

La facciata, a salienti, trasmette una sensazione di magnificenza e serenità. Il maestoso rosone centrale cattura immediatamente lo sguardo con la sua imponenza. Inferiormente, si aprono i tre portali, di cui soltanto quello centrale è fornito di protiro con leoni stilofori ed edicola. Di particolare pregio sono le decorazioni scultoree ivi collocate. Opera di Wiligelmo e dei suoi collaboratori, raffigurano storie della Genesi, forse parte di un antico pulpito perduto, figure zoomorfe e vegetali.

 

Il portale centrale. Sopra l’arco del protiro due formelle raffiguranti figure zoomorfe. Sul lato sinistro sono raffigurati due cervi con un’unica testa rivolta verso il basso, nell’atto di abbeverarsi. Essi simboleggiano il bisogno che l’Uomo ha di Dio; Salmo 41: «Come la cerva assetata anela ai rivi delle acque, così l’anima mia anela a te, o Dio. Ha sete di Te l’anima mia; ha sete del Dio vivente». Sul lato opposto sono raffigurati un leone e una leonessa mentre combattono contro due serpenti, figurazione del combattimento dell’uomo con il peccato.

 

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La cacciata di Adamo ed Eva.

 

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Dettaglio: un telamone scolpito sul portale centrale

 

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Dettaglio della strombatura interna del portale centrale: raffigurazione di profeti.

 

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Portale sinistro: raffigurazione di Dio Padre all’interno di una mandorla sorretta da due angeli e Creazione di Adamo.

 

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Portale destro: Cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso.

 

Il grande rosone, situato sulla porzione sovrastante il portale centrale, costituisce l’elemento decorativo più maestoso della facciata. Esso è suddiviso in sedici settori da colonnine che si dipartono da un clipeo centrale, all’interno del quale è raffigurata una croce. Superiormente al rosone vi è la raffigurazione scultorea di Dio in trono. Ai lati, sono posti i simboli dei quattro evangelisti: il leone di San Marco, l’angelo di San Matteo, l’aquila di San Giovanni e il bue di San Luca. 

Il Duomo è altresì impreziosito da tre portali laterali: sulla Piazza Grande di Modena si affacciano la Porta Regia e la Porta dei Principi;  sul fianco nord vi è la Porta della Pescheria. 

 

La Porta Regia

L’impianto originario della cattedrale fu modificato a partire dall’anno 1167, con la realizzazione della Porta Regia, opera dei maestri campionesi. La decisione di edificare un nuovo accesso al Duomo nasceva dall’esigenza di fornire una spazio di apertura più ampio all’edificio religioso, in prossimità del quale nel tempo erano stati costruiti numerosi palazzi, che rischiavano di limitarne la monumentalità. Per siffatta ragione si decise di collocare la nuova apertura a Sud, di fronte alla piazza, centro delle attività commerciali e comunali. Qui viene abbandonato lo stile semplice di Lanfranco, caratterizzato da stipiti scolpiti, un’architrave e un archivolto, per lasciar spazio al più ricco stile lombardo.

Il portale è impreziosito da strombature, colonne tortili e rombi all’interno dei quali sono incastonati elementi zoomorfi. Esso è inoltre sormontato da un protiro con edicola. Quest’ultima ospita la statua in rame di San Geminiano, al quale la cattedrale è intitolata. Due leoni stilofori sorreggono le colonne del protiro. Tali figure zoomorfe, raffigurate nell’atto di divorare una preda, hanno una funzione portante, un’unicità rispetto alla funzione decorativa dei leoni presenti nella Porta Maggiore e nella Porta dei Principi. Una delle due colonne che regge il protiro è eccezionalmente annodata: si tratta di un simbolismo piuttosto raro, che rimanda al significato della Trinità. 

 

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La porta Regia

 

La Porta dei Principi

La Porta dei Principi fu anch’essa inserita nell’impianto architettonico del Duomo di Modena in epoca successiva all’edificazione della chiesa (1106-1110 circa). La struttura appare assai semplice rispetto alla Porta Regia: due colonne con capitelli corinzi a foglie di acanto fanno da coronamento al portale. I fregi sull’architrave descrivono le vicende agiografiche del vescovo San Geminiano, patrono di Modena.

 

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La Porta dei Principi

 

La Porta della Pescheria

La singolare peculiarità di questo portale è la presenza di fregi raffiguranti scene del ciclo arturiano. L’archivolto scolpito mostra una donna prigioniera in un castello fortificato. In prossimità del castello, si sta svolgendo una battaglia: un violento scontro tra cavalieri potrebbe segnare il destino della fanciulla. Tra i combattenti vi è re Artù, la cui identità è specificata per mezzo di un’iscrizione.

L’aspetto sorprendente del ciclo scultoreo è che esso potrebbe essere antecedente alla letteratura arturiana britannica; si tratterebbe in tal senso di una delle prime trasposizioni scultoree dei racconti orali. Centralmente all’architrave è possibile inoltre osservare il simbolismo del Nodo dell’Apocalisse, connesso alla Merkavah ebraica e ai quattro evangelisti. Inoltre, sono ivi situate alcune scene tratte dai racconti fiabeschi Le Roman de Renart. Lungo lo stipite interno del portale sono scolpite le Allegorie dei Mesi.

 

 

La Porta della Pescheria

 

Gli interni del Duomo

L’impianto basilicale ha tre navate e un presbiterio rialzato. Lungo le navate laterali si alzano i matronei e superiormente il cleristorio, al livello del quale la luce entra all’interno della cattedrale attraverso splendide trifore. La copertura delle navate è scandita da volte a crociera. Le tre navate terminano ciascuna con un’abside. A livello della navata centrale il coro è impreziosito da uno straordinario pontile con pulpito, opera scultorea dei maestri campionesi (1165-1225). Tra questi bisogna segnalare l’opera di Anselmo da Campione e dei suoi allievi, i quali hanno magistralmente innalzato il pontile su dieci colonne, poggianti su leoni stilofori, cavalli e telamoni.

L’opera scultorea raffigura scene del Vecchio Testamento e di santi e dottori della Chiesa, nonché le maestose scene della Passione di Cristo sul parapetto. Il pontile suddivide idealmente la navata centrale in una porzione inferiore, contraddistinte dalla cripta, e una superiore,  che è possibile raggiungere attraverso due rampe laterali di scalinate. Qui, in corrispondenza dell’abside, vi è un altare marmoreo, il coro ligneo e uno straordinario affresco dell’Incoronazione di Maria Vergine.

A livello della navata sinistra, si può ammirare una famosa opera del pittore Dosso Dossi (1468-1542), il Martirio di San Sebastiano. 

 

La via Francigena in Emilia, i simbolismi e i Cavalieri Templari

Lo straordinario camminamento che si estendeva da Canterbury, in Inghilterra, sino alla Puglia (Brindisi) è stato per molti decenni via di transito di migliaia di pellegrini, desiderosi di raggiungere Gerusalemme: si tratta della Via Francigena. Lungo tale asse viario si snodano alcune delle più importanti città del medioevo italiano. Tra di esse hanno un ruolo di primo piano proprio Fidenza, Modena e la vicina Parma. L’architettura delle fiorenti città emiliane si intreccia in maniera imprescindibile con le vicende storiche dell’epoca. Si pensi alla grande portata che ebbe la spedizione delle Crociate in Terra Santa.

Si spiega così, ad esempio, la presenza di un ciclo cavalleresco presso la Porta della Pescheria del Duomo di Modena. I cavalieri scolpiti di re Artù idealmente proteggevano i pellegrini di passaggio e i luoghi sacri della via Francigena. Con buona cognizione di causa, è possibile affermare che promotrice del ciclo scultoreo fu Matilde di Canossa, la quale aveva già sovrinteso alla posa della prima pietra della cattedrale. La stessa Matilde era stata una delle promotrici della prima Crociata, e il nipote acquisito, Goffredo di Buglione, fu colui che guidò le armate fino alla conquista di Gerusalemme (1099). 

 

La presenza dei Cavalieri Templari

Tra i numerosi ordini gerosolimitani che sorsero in seguito allo scoppio della prima Crociata ve n’era uno, in particolare, cui era assegnato il compito di vigilare e assistere i pellegrini lungo la via. Essi erano i Cavalieri del Tempio di Gerusalemme, così chiamati poiché custodi della sacra area del Tempio di Gerusalemme, o di quello che ne restava. La presenza dei Templari lungo la via Francigena è largamente attestata da numerosissime iscrizioni e simbolismi di ogni sorta. A Modena, per porre un esempio, vi è ancora una intera via dedicata ad essi, Via Masone, la quale corrispondeva alla magione cittadina dell’Ordine. Non sorprende, pertanto, la nutrita  simbologia ad essi ricollegabile presso la Cattedrale, vero fulcro dell’attività religiosa e politica del borgo.

 

Cripta del Duomo di Modena: una sirena

 

Sorprendente esempio potrebbe essere costituito da quella visibilissima croce collocata proprio al centro del rosone sulla facciata, forse la templare Croce Patente, elemento cardine e caratterizzante dei cavalieri gerosolimitani. Altro straordinario indizio del passaggio dell’Ordine de Tempio a Modena sono certamente le colonne annodate che reggono il protiro della Porta della Pescheria. La genesi di tale simbolismo è da ricercarsi proprio nel perduto Tempio di Gerusalemme. Esattamente come la Triplice Cinta del Duomo di San Donnino a Fidenza. 

 

Una Croce Patente all’interno del Duomo di Modena

 

Presso le cattedrali dell’Emilia, l’arte, le grandi maestranze del Romanico, la storia e il mistero si fondono in un inimitabile, affascinante unicum narrativo, ancora tutto da scoprire.   

 

Samuele Corrente Naso e Daniela Campus

 

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