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Il mistero delle teste mozzate: Pistoia

La famosa battaglia che designò la sconfitta di Catilina (62 a.C.) [1] conferì grande notorietà all’oppidum romano di Pistorium, l’antica denominazione latina dell’attuale città di Pistoia. Essa fu costituita nel II secolo a.C. come base militare romana, al fine di contrastare i vicini liguri che abitavano le aree appenniniche. Parzialmente distrutta con l’arrivo degli Ostrogoti guidati da Radagaiso, intorno al V secolo d.C., Pistoia conobbe un notevole sviluppo economico e demografico durante la dominazione longobarda, tanto da assurgere al rango di città. La città divenne comune intorno all’XI secolo. La storia di Pistoia è fortemente caratterizzata dai tentativi di autonomia da Firenze e Lucca, i nemici di sempre. Tuttavia,  essa vi fu infine assoggettata agli inizi del XIV secolo.

 

La chiesa romanica di San Giovanni Fuorcivitas del XII secolo

 

Fu in questo periodo che la città assistette ad un declino economico e sociale, nonché agli inasprimenti nella lotta tra guelfi bianchi e neri, che segnarono la storia toscana dell’epoca. Con la nascita del Granducato di Toscana, nella metà del XVI secolo, Pistoia conobbe un periodo di grande vivacità culturale, caratterizzato dalla nascita di numerosi circoli e accademie, come l’Accademia dei Risvegliati, centro culturale per eccellenza della città.

 

La Cattedrale di San Zeno

La cattedrale di San Zeno è uno dei monumenti religiosi più importanti di Pistoia, le cui origini sono antichissime: documenti del 923 attestano la presenza di una Ecclesia SS.Zenonis, Rufinis et Felicis, ancorché non è noto se fosse già presente un edificio ancora più antico, risalente addirittura al V secolo, essendo Pistoia una sede vescovile. È comunque certo che la Chiesa come oggi la vediamo, seppur sia stata soggetta ad alcuni rifacimenti, fu costruita a partire dal X secolo. I pistoiesi consacrarono l’edificio a San Zeno, esponendone una statua nella parte superiore della facciata, insieme a quella di San Jacopo, patrono della città.

 

La facciata

La facciata, caratterizzata dal bicromismo tipico del romanico toscano, presenta nella parte inferiore sei arcate che sorreggono la parte superiore, contraddistinta anch’essa da una serie di piccoli archi, i quali sono presenti anche nel timpano, adornato quest’ultimo, nelle sommità laterali, dalle statue di San Zeno e San Jacopo.

 

 

L’interno

L’interno della Cattedrale è stato più volte modificato nel corso dei secoli, fino all’ultimo rifacimento settecentesco. Attualmente presenta tre navate, di cui quella centrale con copertura a capriate lignee, mentre quelle laterali con volta a botte. Il presbiterio, invece, è rialzato e si trova sopra la cripta. Quest’ultima era presente ancor prima dell’attuale edificio romanico, probabilmente componente di una precedente chiesa cattedrale presente già nel V secolo, in quanto all’epoca Pistoia era una sede vescovile.

 

 

Il campanile

Al lato sinistro è situato il campanile, risalente al XII secolo, quantunque alcune fonti ritengano che si tratti della ristrutturazione di un’antica torre longobarda ad opera di Giovanni Pisano, come attestato da Giorgio Vasari. Seppur tali asserzioni non siano completamente confermate dalle fonti conservate presso l’Archivio del Capitolo della Cattedrale e l’Archivio di Stato di Firenze, la sua struttura sembra avvalorare la tesi: difatti la parte inferiore appare tipicamente longobarda, in contrasto con lo stile pisano e pisano-lucchese dei piani superiori. Quest’ultimi, che riprendono tra l’altro lo stile della facciata, presentano aperture a bifore, loggette e una merlatura ghibellina a coda di rondine, tutte interamente realizzate in pietra calcarea locale e marmo verde serpentino.

 

duomo di pistoia

Il Battistero

Di fronte al Duomo è collocato il Battistero di San Giovanni in corte, che deve il suo nome alla chiesa longobarda di Santa Maria in Corte, situata proprio nell’area dove oggi si trova il Battistero. L’edificio, costruito a partire dal 1301, è considerato uno delle massime espressioni del gotico toscano, in quanto fonde armoniosamente elementi fiorentini, senesi e pisani.

 

 

Caratterizzato dal tipico bicromismo, presenta tre portali, tutti impreziositi con bassorilievi e capitelli in marmo. In particolare il portale principale mostra un timpano triangolare con un rosone traforato al centro. Infine, una cupola piramidale sormonta il Battistero, con una lanterna posta sulla sommità, la quale riprende la struttura ottagonale dell’edificio.

Piazza Duomo con il Palazzo del Comune

 

La cupola del Vasari

Una cupola cinquecentesca sormonta la Basilica della Madonna dell’Umiltà. È la cupola del Vasari, seconda per grandezza tra le cupole toscana (raggiunge difatti un’altezza di 59 metri), realizzata dall’artista rinascimentale nel 1560 per conto di Cosimo I de Medici.

 

 

Essa, copia fedele della cupola del Brunelleschi di Santa Maria del Fiore a Firenze, presenta  due calotte a tutto sesto con proporzione 1:1 (diversamente dall’originale tuttavia, che invece mostra due calotte a sesto acuto con proporzione 1:3), non collegate tra di loro. Una serie di cerchiature e catene circondano la struttura della Cupola, accorgimento che di fatto ne ha mantenuto intatta la stabilità nel tempo. Difatti, sin dai primi anni della sua realizzazione sorsero una serie di problemi strutturali che interessarono anche la lanterna posta sulla sommità.

Fu solo l’intervento di Bartolomeo Ammannati, negli anni Ottanta del Cinquecento, a scongiurare un potenziale cedimento della struttura. La motivazione di tale instabilità è da ricercarsi nella disposizione spaziale dei mattoni rossi:  diversamente da Brunelleschi il Vasari non li dispose a spina di pesce, bensì orizzontalmente. Questa scelta rimane un mistero, malgrado Vasari conoscesse perfettamente le tecniche utilizzate dal Brunelleschi circa un secolo prima.


Le teste misteriose di Pistoia

La facciata di alcuni edifici pistoiesi si caratterizzano per la presenza, alquanto bizzarra, di sculture raffiguranti teste umane. Tra queste vi è la raffigurazione di Filippo Tedici, il traditore di Pistoia, che vendette la città ai Lucchesi per 10.000 fiorini d’oro. Egli era il nipote di Ormanno Tedici, divenuto Signore di Pistoia dal 1322 al 1324, nonché Capitano del Popolo grazie alla sua politica di mediazione con i Lucchesi. Il nipote Filippo, tuttavia, lo spodestò e vendette la città a Castruccio Castracani, signore di Lucca. In questo modo egli ottenne in cambio la nomina a Capitano del Popolo e 10.000 fiorini d’oro.

Dopo la morte di Castruccio, i pistoiesi esiliarono Filippo. Per tale ragione, egli tentò in seguito una congiura contro i Guelfi che comandavano la città, ma il suo tentativo fallì. Cercò dunque rifugio a Popiglio, nella montagna pistoiese, ma un esercito capitanato da Martino Panciatichi riuscì a scovarlo. Tedici fu decapitato nei pressi del ponte di Campanelle a Lolle, noto anche come ponte di Castruccio  in (onore di Castruccio Castracani). La sua testa fu portata con orgoglio in città, issata a una picca e appesa al Palazzo degli Anziani (l’attuale Palazzo Comunale). A memoria della vicenda, qualcuno scolpì una testa di pietra e la collocò sulla facciata della Chiesa di Sant’Andrea, come monito per i futuri traditori.

 

La Chiesa di Sant’Andrea

 

 

Pistoia
Il pulpito di Nicola Pisano all’interno della Chiesa di sant’Andrea

 

 

Lo sdegno per il tradimento fu tale che era consuetudine spegnervi le torce prima di entrare in Chiesa.

 

Pistoia
 Il viso del traditore all’esterno della Chiesa di Sant’Andrea: ricorda vagamente la testa di un maiale.

 

 

La testa di Palazzo Comunale

Un’altra scultura a forma di testa, sormontata da un braccio che impugna una mazza ferrata e con attorno un mazzo di chiavi, è presente sulla facciata del Palazzo Comunale.

 

Pistoia
Il Palazzo del Comune

 

Pistoia

 

In marmo nero, essa non sarebbe la raffigurazione di Filippo Tedici, come sostenuto dalla tradizione popolare. Si tratterebbe bensì di Musetto II re di Maiorca, sconfitto dal capitano della Repubblica Pisana, il pistoiese Grandone de’ Ghisilieri, nella guerra per la conquista delle Baleari, all’inizio del XII secolo. Il colore nero farebbe pertanto riferimento al colore dei Mori sconfitti. La mazza che la sostiene sarebbe quella utilizzata dallo stesso Grandone in battaglia e fu consegnata a Pistoia dai Lucchesi, che l’avevano depredata ai Pisani. Le chiavi sono invece un’aggiunta successiva (1399), in memoria della liberazione di alcuni prigionieri per intercessione del vescovo di Pistoia, Andrea Franchi.

Daniela Campus e Samuele Corrente Naso

 

Note

[1] Sallustio

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