Studio sui vangeli apocrifi

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 vangeli apocrifi

 

Il numero di volte che i vangeli apocrifi sono stati tirati in ballo, all’interno di controversie storiche o dottrinali, è quantomeno proporzionale all’alone di mistero (e ignoranza) che li accompagna nell’immaginario collettivo. In realtà, in senso propriamente storiografico, l’unico arcano potrebbe essere la loro attendibilità; si tratta di testi religiosi di orientamento cristiano che, per ragioni piuttosto dissimili tra loro, non rientrano tra i vangeli canonici [1] della Bibbia. Questi ultimi sono rappresentati dai tre vangeli sinottici di Marco, Matteo e Luca, e dal vangelo di Giovanni. Il termine sinottici (dal greco syn-opsis che significa veduta d’insieme) indica un forte parallelismo di struttura letteraria e narrativa. Il vangelo di Giovanni, sebbene di stile scrittorio differente, presenta altresì molte analogie con gli altri tre scritti canonici. 

Il termine vangelo è di derivazione greca (ευ-αγγέλιον) e successivamente latina (evangelium) e si traduce letteralmente come “buona notizia”. Questa “buona notizia” è la vita e la risurrezione di Gesù Cristo, vale a dire che un uomo ha vinto la morte. In termini escatologici questo implica la possibilità di salvezza per ognuno; se Cristo è tornato dagli inferi allora tutta l’umanità può essere liberata dal potere della morte, per mezzo del suo sacrificio sulla croce. Ma il vangelo è pure l’annuncio del regno di Dio, come lo stesso Gesù dichiarava:

“Il tempo è compiuto, e il Regno di Dio è vicino: convertitevi e credete al vangelo”  [Marco 1,15] 

 

Scelta e storicità dei vangeli canonici 

E’ esercizio utile alle finalità del seguente lavoro approfondire le motivazioni per le quali i vangeli di Marco, Matteo e Luca e Giovanni, a discapito di molti altri testi che analizzeremo in seguito, sono stati inclusi nel canone biblico. La scelta dei vangeli canonici avvenne intorno al quarto secolo, durante il pontificato di papa Innocenzo I, e sulla base dei sinodi di Ippona (393), di Cartagine e del concilio di Roma (382). Tuttavia, solo nel 1545, con il Concilio di Trento, la Chiesa Cattolica si pronunciò ufficialmente su di essi. Le motivazioni di inclusione nel canone biblico riguardavano alcuni aspetti sostanziali di carattere storico e teologico:

–  il numero di fonti che attestano la veridicità storica dei quattro vangeli canonici. Quest’ultimi, infatti sono citati nel Canone Muratoriano del 170 [2], in numerose testimonianze dei Padri della Chiesa, in più di duemila lezionari liturgici, 115 papiri, più di tremila codici manoscritti [3]. Al contrario, le citazioni patristiche dei vangeli apocrifi sono estremamente rare e quasi sempre in senso dispregiativo degli stessi.  

–  l’antichità delle fonti, che dovevano essere state composte durante un periodo il più vicino possibile agli eventi descritti in esse. 

– l’universalità delle fonti, che dovevano essere riconosciute da tutte le cinque principali chiese dell’antichità (Roma, Gerusalemme, Antiochia, Costantinopoli, Corinto). 

– le fonti non dovevano contenere tesi eretiche o non ortodosse.  

La scelta dei vangeli canonici, sebbene sia stata messa in discussione a partire dall’Illuminismo, è oggi ritenuta incontestabile. Particolarmente rilevanti sono i ritrovamenti di carattere archeologico, dell’ultimo secolo, che ne attestano la veridicità [4]. 

Secondo gli storici, la datazione più probabile di stesura dei vangeli canonici è quelle della seconda metà dei primo secolo. Tuttavia, alcuni frammenti ritrovati a Qumran [5], e riportanti il vangelo secondo Marco [6], sono datati addirittura a prima del 50 d.C.  Già all’epoca dovevano pertanto circolare una grande molteplicità di scritti su Gesù, alcuni dei quali ci sono giunti sino ad oggi. E’ possibile, inoltre, che numerosi racconti orali venissero tramandati sin dai primissimi anni successivi a Cristo, ma pure che esistessero delle primitive fonti oggi perdute. Una di queste potrebbe essere la “fonte Q”: numerosi studiosi, infatti, ipotizzano che i vangeli sinottici di Luca e Matteo abbiano attinto da una raccolta di detti su Gesù, di cui conservano persino l’ordine. Il vangelo di Marco, invece, sarebbe stato composto ancor prima degli altri due sinottici, da cui peraltro quest’ultimi avrebbero attinto. Quella appena enunciata è la “teoria delle due fonti”. In buona sostanza, i vangeli sinottici originerebbero da due distinte fonti: Q e una versione primitiva del vangelo di Marco. Questo spiegherebbe le marcate somiglianze dei detti e del’ordine narrativo tra i vangeli di Luca, Matteo e Marco. La “teoria delle due fonti” è oggi comunemente accettata dalla maggior parte degli esegeti biblici come l’unica in grado di spiegare tali similarità. 

 

I testi apocrifi

 Il termine apocrifo significa letteralmente “da tenere nascosto”. Esso fu ideato durante il periodo delle prime comunità cristiane poichè si temeva che le dottrine contenute nei vangeli esclusi dal canone, non sempre ortodosse, potessero sviare i fedeli. Tra le motivazioni della composizione di tali testi, infatti, oltre a quelle di carattere storico, liturgico o apologetico, vi erano pure quelle di diffondere liberamente vere e proprie eresie in contrasto con la Chiesa, spesso rielaborando gli scritti della letteratura cristiana [7]. Per tali ragioni, gli apocrifi rappresentano un gruppo estremamente eterogeneo di scritti. Storicamente essi sono stati suddivisi in alcuni rilevanti sottogruppi, a volte sovrapposti tra loro:

– apocrifi appartenenti alle prime comunità giudeo-cristiane di Gerusalemme. Tra questi si citano il Vangelo degli Ebrei, il Vangelo degli Ebioniti, il Vangelo dei Nazarei ed altri testi citati negli scritti patristici ma mai rinvenuti. Del Vangelo degli Ebrei si conservano solo alcuni frammenti, derivanti da citazioni dei Padri della Chiesa come Origene, San Clemente Alessandrino, Sant’Ireneo, San Girolamo e altri. E’ possibile, peraltro, che i suddetti scritti di tradizione giudeo-cristiana appartenessero tutti ad un unico testo, a volte identificato con un proto-vangelo di Matteo. 

– apocrifi contenenti vangeli dell’infanzia o i primi anni di vita di Gesù, tra cui il Vangelo dell’infanzia di Giacomo, il Vangelo dell’infanzia di Matteo, il Vangelo dell’infanzia di Tommaso. 

– apocrifi appartenenti ad autori gnostici, la cui stesura si rifà a insegnamenti esoterici. Si citano il Vangelo di Mattia, il Vangelo di Maria Maddalena, il Vangelo greco degli Egiziani, il Vangelo di Pietro, il Vangelo di Tommaso, il Vangelo Apocrifo di Giovanni

– apocrifi collegati a dottrine eretiche non gnostiche. 

– apocrifi atti a rivalutare la figura di Pilato, discolpandolo dal crimine della crocifissione di Cristo. Tra questi: il Vangelo di Nicodemo, il Vangelo di Gamaliele, il Vangelo di Pietro.

– apocrifi di origine ecclesiastica, vale a dire privi dottrine eretiche, come li definivano i Padri della Chiesa. Tra questi testi figurano il Vangelo di Giacomo.

 

I vangeli dell’infanzia di Gesù

  •      Il Vangelo dell’infanzia di Giacomo

 Il Vangelo dell’infanzia di Giacomo, datato intorno al 150, sebbene non riconosciuto tra i testi canonici della Bibbia, ha contribuito in maniera sostanziale a introdurre nella tradizione cristiana alcuni elementi significativi.  Tra questi, il nome dei genitori di Maria, Anna e Gioacchino, e della grotta che avrebbe dato i natali a Cristo. Del “Vangelo dell’infanzia di Giacomo” sono stati rinvenuti circa 130 manoscritti, tutti in lingua greca. E’ composto di 25 capitoli, i quali vertono sulla nascita di Maria, il matrimonio con Giuseppe e la nascita di Gesù. L’attribuzione del testo all’apostolo Giacomo è probabilmente pseudoepigrafica, poichè si ritiene redatto dopo la sua morte. Sebbene il testo presenta per la prima volta il dogma della verginità di Maria, e mostra pertanto elementi teologici in accordo alla tradizione cristiana, non mancano particolari piuttosto dubbi se non chiaramente falsi. L’autore del Vangelo, infatti, narra che Maria visse nell’infanzia all’interno del Tempio di Gerusalemme, fatto che ne sottolineerebbe la santità (e l’assenza del peccato originale) sin dai primi anni di vita. Ciò nondimeno, alla luce della tradizione ebraica, risulta assai improbabile che una donna potesse trascorrere anche solo poco tempo all’interno del sacro Tempio di Gerusalemme. Altro elemento che non trova riscontro in altri testi è che Giuseppe, al momento della nascita di Gesù, fosse vedovo di un’altra donna, e che avesse già avuto figli. La precedente paternità di Giuseppe nel Vangelo dell’infanzia di Giacomo non sarebbe così rilevante se non fosse che persino nei testi canonici [8] si fa riferimento ai “fratelli di Gesù”. In particolare, in tali testi sono menzionati Giacomo, Giuseppe, Giuda e Simone come ἀδελφοί (fratelli). 

“Non è costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Ioses, di Giuda e di Simone? E le sue sorelle non stanno qui da noi?». E si scandalizzavano di lui. Ma Gesù disse loro: «Un profeta non è disprezzato che nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua  [Marco 6,3].

 La questione dei fratelli di Gesù è stata dibattuta per secoli. Si tratta di fratelli carnali del Cristo? Se così fosse, si tratta di figli avuti da Giuseppe in un matrimonio precedente a quello con Maria? Il problema più sostanziale nella risoluzione del mistero è la molteplicità di significati che il termine אח (fratello) assume nella lingua ebraica. All’interno della sola Bibbia sono state identificate ben 12 accezioni diverse della parola! Ad oggi la Chiesa Cattolica identifica in Giacomo, Giuseppe, Giuda e Simone i cugini di Gesù, coerentemente ad uno dei significati riscontrati del vocabolo ebraico. Essi sarebbero, infatti, figli di Maria di Cleofa, sorella della Maria sposa di Giuseppe, e di Alfeo. Quasi la totalità dei Protestanti, invece, sostiene la tesi che i citati discepoli fossero fratelli carnali di Gesù, rigettando il dogma della verginità perpetua di Maria. 

 

  •        Il Vangelo dell’infanzia di Matteo

 Il primo a citare un vangelo pseudoepigrafico, scritto in aramaico, di Matteo fu San Girolamo nel quarto-quinto secolo. E’ possibile che si tratti di un riadattamento del Vangelo dell’infanzia di Giacomo, ma pure del Vangelo dell’infanzia di Tommaso, risalente all’epoca medioevale (VIII-IX secolo). Non sono conosciuti, infatti, manoscritti precedenti a tale datazione. Di particolare rilievo storiografico sono alcuni elementi descrittivi che lo accomunano al Corano, fatto che potrebbe suggerire una relazione di causalità tra i due testi. In particolare, nel Vangelo dell’infanzia di Matteo è descritto un episodio in cui una palma offre spontaneamente dei datteri a Maria, proprio come accennato nel Corano. E’ possibile che quest’ultimo sia stato ispirato dal Vangelo dell’infanzia di Matteo o è più probabile il contrario? Difficile da affermare, non conoscendo la datazione certa di stesura del testo apocrifo. Il testo originale è custodito in manoscritti all’interno dell’Archivio Segreto Vaticano. Al pari del Vangelo dell’infanzia di Giacomo, il Vangelo dell’infanzia di Matteo è noto per aver fornito elementi alla tradizione cristiana in merito alla nascita di Gesù. In particolare, nel capitolo 14, esso è l’unico testo conosciuto che introduce il bue e l’asinello nella natività di Gesù:

 “Tre giorni dopo la nascita del Signore nostro Gesù Cristo, la beatissima Maria uscì dalla grotta ed entrò in una stalla, depose il bambino in una mangiatoia, ove il bue e l’asino l’adorarono. Si adempì allora quanto era stato detto dal profeta Isaia, con le parole: “<<l bue riconobbe il suo padrone, e l’asino la mangiatoia del suo signore>>. Gli stessi animali, il bue e l’asino, lo avevano in mezzo a loro e lo adoravano di continuo. Si adempì allora quanto era stato detto dal profeta Abacuc, con le parole: <<Ti farai conoscere in mezzo a due animali>>”.

 

  •     Il Vangelo dell’infanzia di Tommaso

L’attribuzione del testo, in greco, è pseudoepigrafica e la stesura è oggi datata al secondo secolo. Il brano apocrifo, in 22 capitoli, si sofferma sulla figura di Gesù durante l’infanzia, dipingendo una personalità piuttosto capricciosa, non in linea con la tradizione del canone biblico. Alcuni passi paiono, in tal senso, significativi:

“Ma il figlio dello scriba Anna se ne stava là con Giuseppe e, preso un ramo di salice, faceva scorrere via le acque raccolte da Gesù. 

Quando Gesù vide ciò che accadeva, sdegnato gli disse: <<O cattivo, empio, insensato! Che male ti hanno fatto le fosse e le acque? Tu pure, ecco che ti seccherai come un albero; non metterai né foglie, né radici, né frutto>>.

Subito quel ragazzo si seccò tutto. Mentre Gesù partì e andò a casa di Giuseppe. I genitori del ragazzo rimasto secco lo tolsero via, piangendo la sua tenera età; lo portarono da Giuseppe e lo rimproveravano: <<Perché hai un figlio che fa tali cose?>>.

Gesù urtato da un ragazzo. Dopo di ciò camminava per il villaggio, quando un ragazzo, correndo, andò a urtare contro la sua spalla. Gesù, irritato, gli disse: <<Non percorrerai tutta la tua strada!>>. E subito cadde morto”.

Nel capitolo 2 è presente un racconto di Gesù che crea dodici passeri con l’argilla. Anche in questo caso si tratta di una similitudine con un passo del Corano

Il Vangelo dell’infanzia di Giacomo, di Matteo e di Tommaso sono stati ripetutamente rielaborati nel corso dei secoli, dando vita ad ulteriori scritti apocrifi che tuttavia ne ricalcano la struttura e la narrazione. Tra questi il Vangelo arabo dell’infanzia (VIII-IX secolo) , il Vangelo armeno dell’infanzia (XIX secolo), il Libro sulla natività di Maria (VIII-IX). 

 

Testi apocrifi e Gnosticismo

Capitolo a parte meritano i vangeli di matrice gnostica. Lo Gnosticismo è stato un credo filosofico-religioso ed esoterico che si sviluppò tra il secondo e il quarto secolo, ma che affonda le sue radici addirittura ad un’epoca pre-cristiana. La dottrina gnostica è finalizzata alla salvezza dell’uomo attraverso la “Gnosis”, vale a dire una forma superiore e illuminata di conoscenza. Il Mondo materiale, infatti, secondo tale ricerca interiore, sarebbe stato creato da un dio malvagio, il Demiurgo, che corrisponderebbe proprio al Dio del Vecchio Testamento biblico. Lo scopo della Gnosis sarebbe quello di elevarsi da tale Mondo per conoscere l’eone perfetto ed eterno, che gli gnostici identificano come il Dio del Nuovo Testamento. Un “eone” è una entità divina che risiede al di là del cosmo [9] e che può procedere da un altro eone. In tal modo dal Dio primo (detto anche come “Monade”) sono emanati gli eoni Sophia (lo Spirito Santo) e Cristo per salvare l’umanità dalla prigione in cui il Demiurgo l’aveva collocata. Per tale ragione, numerosi autori gnostici hanno tentato di inquadrare la letteratura cristiana preesistente in quest’ottica di conoscenza esoterica, producendo testi apocrifi di vario genere. E’ notevole altresì la differenza di vedute tra l’ortodossia cattolica e le correnti gnostiche in merito a imprescindibili dogmi. Per citare un esempio, poichè gli gnostici ritenevano malvagio il Dio del Vecchio Testamento, il serpente della Genesi sarebbe l’eone Sophia e il frutto della conoscenza l’unico mezzo per acquisire la Gnosis necessaria alla salvezza

Per secoli si ebbero dello Gnosticismo sparute informazioni e pochissime fonti; si credeva che esso fosse sorto come movimento ereticale del Cristianesimo dei primi secoli. Nel 1945, tuttavia, un’importante scoperta archeologica risultò fondamentale per gettare luce sulla dottrina e la storiografia del movimento gnostico, permettendo di collocarne l’origine molto prima della venuta di Cristo. Nei pressi di Nag Hammâdi, in Egitto, furono infatti ritrovati numerosi testi gnostici e pagani in lingua copta, tra cui tre brani del Corpus Hermeticum. I 13 papiri della raccolta si trovavano all’interno di una giara nei pressi di un monastero. Sui papiri di  Nag Hammâdi sono trascritti i testi dei principali vangeli apocrifi dello Gnosticismo, tra cui il Vangelo di Tommaso. 

Segue una trattazione di alcuni vangeli apocrifi rinvenuti a Nag Hammâdi o conosciuti da precedenti manoscritti. 

 

  • Il Vangelo di Tommaso

 Il Vangelo di Tommaso fu rinvenuto integralmente tra i codici di Nag Hammâdi. Tuttavia, erano già noti alcuni frammenti di manoscritti, ch’erano stati scoperti a Ossirinco circa cinquanta anni prima. Lo scritto, citato da Sant’Ippolito [10], si è creduto perduto sino al 1945. L’opera è composta di 114 detti di Gesù e l’attribuzione all’apostolo Tommaso è pseudoepigrafica. La datazione più probabile del Vangelo di Tommaso è, infatti, quella della metà del secondo secolo. Il testo è particolarmente interessante poiché i detti, e in parte la sequenza di narrazione, presentano grandi similarità con quelli dei vangeli canonci, sebbene esso si indirizzi verso una marcata deriva gnostica. Ciò ha portato alcuni studiosi a suggerire che il Vangelo di Tommaso e i canonici possano avere una fonte in comune, la fonte Q. Se così fosse il Vangelo di Tommaso potrebbe essere persino di datazione anteriore ai vangeli canonici. A sostegno di questa tesi alcuni autori [11] suggeriscono che il Vangelo di Giovanni sia stato scritto all’interno di una comunità cristiana che conosceva bene il testo apocrifo rinvenuto a Nag Hammâdi. Uno dei cardini della narrazione di quest’ultimo è, infatti, la risurrezione spirituale ma non quella della carne. Potrebbe non essere un caso, pertanto, che l’evangelista Giovanni è l’unico a riferire il celebre episodio proprio di Tommaso: quest’ultimo ha bisogno di toccare le piaghe di Cristo per credere che egli sia risorto. 

E’ possibile, in definitiva, che il Vangelo di Tommaso sia effettivamente antecedente ai quattro vangeli canonici, e che abbia subito una contaminazione della dottrina gnostica soltanto nelle trascrizioni successive.  Alcuni estratti:

1.Una donna nella folla gli disse, “Fortunato il grembo che ti generò e il seno che ti nutrì.” Lui le disse, “Fortunati coloro che hanno ascoltato la parola del Padre e l’hanno veramente conservata. Poiché vi saranno giorni in cui direte, ‘Fortunato il grembo che non ha concepito, e il seno che non ha allattato.”

2.Gesù disse, “Maledetti i Farisei! Sono come un cane che dorme nella mangiatoia: il cane non mangia, e non fa mangiare il bestiame”.

3.Gesù disse, “Chi berrà dalla mia bocca diventerà come me; io stesso diventerò quella persona, e tutte le cose nascoste gli si riveleranno”.

4.Gesù disse, “Il regno è come un pastore che aveva cento pecore. Una di loro, la più grande, si smarrì. Lui lasciò le altre novantanove e la cercò fino a trovarla. Dopo aver faticato tanto le disse, ‘Mi sei più cara tu di tutte le altre novantanove”.

5.Gesù disse: “Chiunque trova la spiegazione di queste parole non gusterà la morte”.

6.Mostrarono a Gesù una moneta d’oro e gli dissero, “Gli uomini dell’imperatore romano ci chiedono le tasse.”
Lui disse loro, “Date all’imperatore quello che è dell’imperatore, date a Dio quello che è di Dio, e date a me quel che è mio”.

7.Gesù disse, “Le volpi hanno tane e gli uccelli hanno nidi, ma gli esseri umani non hanno un posto dove stendersi e riposare”.

8.Gesù disse, “Io sono la luce che è su tutte le cose. Io sono tutto: da me tutto proviene, e in me tutto si compie. Tagliate un ciocco di legno; io sono lì. Sollevate la pietra, e mi troverete”.

9.Gesù disse, “In molti si affollano davanti alla porta, ma sarà il solitario ad entrare nella camera nuziale”.

10.Un uomo gli disse, “Dì ai miei fratelli di dividere con me i loro averi.” Lui disse all’uomo, “Signore, e chi mi ha nominato spartitore?” Si girò verso i discepoli e disse, “Non sono uno spartitore, vero?”.

11.Gesù disse, “Chiunque bestemmia contro il Padre sarà perdonato, e chiunque bestemmia contro il figlio sarà perdonato, ma chiunque bestemmia contro lo spirito santo non sarà perdonato, né sulla terra né in cielo”.

12.Gesù disse, “Nessun profeta è benvenuto nel proprio circondario; i dottori non curano i loro conoscenti”.

13.Gesù disse, “Voi guardate alla pagliuzza nell’occhio del vostro amico, ma non vedete la trave nel vostro occhio. Quando rimuoverete la trave dal vostro occhio, allora ci vedrete abbastanza bene da rimuovere la pagliuzza dall’occhio dell’amico”.

14.Gesù disse, “Vi offrirò quello che nessun occhio ha visto, nessun orecchio ha udito, nessuna mano ha toccato, quello che non è apparso nel cuore degli uomini”.

15.Gesù disse ai suoi discepoli, “Paragonatemi a qualcuno e ditemi come sono.”
Simon Pietro gli disse, “Sei come un onesto messaggero.”
Matteo gli disse, “Sei come un filosofo sapiente.”
Tommaso gli disse, “Maestro, la mia bocca è totalmente incapace di esprimere a cosa somigli.”
Gesù disse, “Non sono il tuo maestro. Hai bevuto, e ti sei ubriacato dell’acqua viva che ti ho offerto.”
E lo prese con sé, e gli disse tre cose. Quando Tommaso tornò dai suoi amici questi gli chiesero, “Cosa ti ha detto Gesù?”
Tommaso disse loro, “Se vi dicessi una sola delle cose che mi ha detto voi raccogliereste delle pietre e mi lapidereste, e del fuoco verrebbe fuori dalle rocce e vi divorerebbe”.

16.Gesù disse, “Lasciate che chi ha trovato il mondo, ed è diventato ricco, rinunci al mondo”.

 

  •       Altri vangeli gnostici, breve panoramica

La Pistis Sophia è un brano apocrifo del II o III secolo. Attribuita ai discepoli di Gesù in maniera pseudoepigrafica, l’opera è redatta in lingua copta. In tale testo, il Cristo rivela che Maria Maddalena è l’incarnazione dell’eone Sophia. Si tratta di una credenza diffusa particolarmente tra gli Ofiti, una setta gnostica che adorava il serpente del peccato originale. 

Il tema delle rivelazioni segrete di Gesù, a carattere iniziatico, è centrale in molti dei vangeli gnostici: si può ritrovare nel Libro segreto di Giacomo, nell’Apocrifo di Giovanni, il Libro di Tommaso (non si confonda con il Vangelo di Tommaso), il Vangelo di Mattia.

Il Vangelo copto degli Egiziani, fu composto a cavallo tra il terzo e il quarto secolo in lingua copta. In esso Gesù appare come la reincarnazione di Seth, il terzogenito di Adamo ed Eva. Nel brano egli rivela di essere nel Mondo per la liberazione dell’uomo dalla schiavitù del corpo carnale. 

Nel Vangelo greco degli Egiziani (I-II secolo) Gesù discute con la madre dei discepoli Giacomo e Giovanni, Salome. L’insegnamento del Cristo è qui l’astensione sessuale come mezzo di liberazione dell’umanità dal concepimento e, pertanto, dalla schiavitù del corpo. Inoltre, ciò aiuterebbe l’uomo a tornare alla primitiva condizione della creazione, vale a dire l’androginia

Il Vangelo di Filippo è probabilmente un testo collegato all’opera dell’eretico gnostico del secondo secolo Valentino. Il brano è in lingua copta e l’attribuzione a Filippo è pseudoepigrafica. Il Vangelo di Filippo contiene al suo interno 17 detti di Gesù, di cui solo nove di questi sono riscontrabili anche nei vangeli canonici. Inoltre, il testo racchiude alcuni eventi narrativi della vita del Cristo e diverse catechesi sui testi della Bibbia. Molto accurata è l’esposizione dei sacramenti: l’eucarestia, il battesimo per immersione, la confermazione, la redenzione e la “camera degli sposi”.  In relazione a quest’ultimo sacramento, il Vangelo di Filippo spiega che Gesù sia giunto sulla Terra per ristabilire la primordiale condizione androgina dell’umanità. La separazione tra maschio e femmina avrebbe, infatti, introdotto la morte nel Mondo. Nel testo apocrifo, inoltre, è presente un passo che non ha mancato di far discutere:

“La Sofia, che è chiamata sterile, è la madre degli angeli. E la compagna del Salvatore è Maria Maddalena. Cristo la amava più di tutti gli altri discepoli e soleva spesso baciarla sulla bocca. Gli altri discepoli ne furono offesi ed espressero disapprovazione. Gli dissero: “Perché la ami più di tutti noi?”

Alcuni autori, come Dan Brown [12], hanno voluto identificare in questo passo una possibile relazione tra Gesù e Maria Maddalena. In realtà è molto semplice inquadrare la raffigurazione del versetto nell’ambito gnostico-esoterico. Per la teologia dello Gnosticismo, infatti, Gesù e Maria Maddalena sarebbero i due eoni salvatori del Mondo: il figlio della Monade e la Sophia. Il bacio, in quest’ottica, indicherebbe la processione della forza salvifica per l’umanità. 

Nel Vangelo di Eva, di cui resta solo qualche citazione dei Padri della Chiesa, Eva mangia il frutto dell’Eden per acquisire la Gnosis necessaria alla salvezza. 

Il Vangelo di Giuda risale al secolo secolo ed i manoscritti pervenuteci sono scritti in lingua copta. Il testo si è ritento perduto sino al 1978, quando fu ritrovato all’interno del Codex Tchacos in una caverna presso  Minya, in Egitto. Anche in questo caso l’attribuzione all’apostolo Giuda è pseudoepigrafica. Nel testo è presentata una versione molto diversa sulle vicende della crocifissione del Cristo, rispetto ai vangeli canonici. In questo caso, infatti, sarebbe stato Gesù stesso a chiedere a Giuda di tradirlo, unico apostolo meritevole tra tanti. Ciò sarebbe stato necessario affinchè il Cristo potesse liberarsi del suo corpo mortale. Per tale ragione, le correnti gnostiche che diffusero il Vangelo di Giuda adoravano la figura dell’apostolo che tradì Gesù.

 

Vangeli apocrifi connessi a dottrine eretiche non gnostiche

L’Interrogatio Iohannis apostoli et evangelistae in cena secreta regni coelorum de ordinatione mundi istius et de principe et de Adam risale al XI o XII secolo. E’ un testo latino che appartenne alla setta dei Catari, ma che probabilmente traduce un testo ancora più antico dei Bogomili, una setta eretica del Manicheismo. Per tale motivo il testo rispecchia per buoni tratti il pensiero di tale dottrina, impregnata di un ferreo dualismo [13].  Nell’Interrogatio Iohannis Gesù fa una rivelazione segreta all’apostolo Giovanni: dopo che Lucifero fu precipitato negli inferi Dio ebbe compassione di lui e gli accordò sette giorni di libertà. In questo tempo il diavolo avrebbe creato il cielo, la Terra e l’uomo

Nel Vangelo di Bartolomeo, del terzo-quarto secolo, Gesù descrive a Bartolomeo (la cui attribuzione è tuttavia pseudoepigrafica) la sua discesa negli inferi ed evoca il diavolo affinché possa rispondere alle domande dell’apostolo

 

 Il Vangelo segreto di Marco

 Lo storico americano Morton Smith affermò di aver rinvenuto nel 1958 [14] un lettera del teologo Clemente Alessandrino. Il documento, chiamato Lettera di Mar Saba, a causa della località dove fu rinvenuto, conteneva dei passi del cosiddetto Vangelo segreto di Marco. Smith rinvenne il testo all’interno di un manoscritto, conservato presso la biblioteca di un convento. Lo studioso si limitò a fotografare la Lettera di Clemente, senza prelevarne il testo. Lo stesso documento fu nuovamente fotografato nel 1976; ciò è di importanza assai rilevante poiché il testo originale della Lettera, essendo stato separato dal resto del manoscritto, è andato perduto. Tali circostanze hanno portato alcuni studiosi [15] a ritenere che il Vangelo segreto di Marco sia un falso confezionato dallo stesso Smith o qualcuno prima di lui. La mancanza dell’originale ha impedito, ad oggi, di attestare la veridicità storica del documento attraverso una perizia calligrafica. Ciò nondimeno, dall’analisi delle fotografie risulta evidente una corrispondenza del testo (in greco) sia con quello di altre opere di Clemente Alessandrino, sia con lo stile scrittorio dell’evangelista Marco. In quest’ultimo caso, tuttavia, la corrispondenza tra i vocaboli e i periodi sintattici del Vangelo segreto di Marco con quello canonico è estremamente marcata, si potrebbe dire sospetta. Questa costatazione farebbe propendere più per la tesi che si tratti di un falso costruito copiando il Vangelo secondo Marco, che di un lavoro autentico. 

Il Vangelo segreto di Marco non ha mancato di suscitare grande clamore a causa della tesi, costruita a partire dai passi pervenuteci, che Gesù praticasse l’omosessualità. In particolare, i versetti incriminati:

Ed essi giunsero a Betania. E una certa donna, il cui fratello era morto, era lì. E, giungendo, si prostrò dinanzi a Gesù e disse, “Figlio di Davide, abbi pietà di me”. Ma i discepoli la rimproverarono. E Gesù, adirato, si recò con lei nel giardino dove c’era la tomba, e immediatamente si sentì un forte urlo dalla tomba. E avvicinatosi Gesù rotolò via la pietra dalla porta della tomba. E subito, recatosi dove era il giovane, allungò la sua mano e lo sollevò, prendendo la sua mano. Ma il giovane, guardandolo, lo amò e iniziò a supplicarlo di tenerlo con sé. E usciti dalla tomba giunsero alla casa del giovane, poiché egli era ricco. E dopo sei giorni Gesù gli disse cosa fare e a sera il giovane andò da lui, indossando un panno di lino sul corpo nudo. E rimase con lui quella notte, in quanto Gesù gli insegnò il mistero del regno di Dio. E perciò, sollevatosi, ritornò dall’altro lato del Giordano

In ultima analisi gli studiosi non sono concordi nel definire il Vangelo segreto di Marco come un falso o un documento autentico. Ciò nondimeno, tra chi propende per quest’ultima ipotesi, lo studioso Helmut Koester ritiene che esso sia addirittura antecedente all’omonimo canonico. Secondo questa visione, il Vangelo secondo Marco  nient’altro sarebbe che una revisione del Vangelo segreto di Marco [16]. 

Samuele Corrente Naso

 

NOTE

[1] Per canone biblico si intende l’elenco dei testi contenuti nella Bibbia. 

[2] Si tratta della più antica lista dei libri contenuti nel Nuovo Testamento della Bibbia. 

[3] Roselyne Dupont-Roc, “Le texte du Nouveau testament et son histoire”, in: Daniel Marguerat, “Introduction au Nouveau Testament: Son histoire, son écriture, sa théologie”, Labor et Fides, 2008. 

[4] Piscina di Siloe, Piscina di Betzaeta, Sepolcro e altri. 

[5] Rotoli del Mar Morto di Qumran, frammenti 7Q4 e 7Q5 

[6] Ipotesi dello studioso spagnolo O’Callaghan.

[7] P. G. Franceschini, “Manuale di Patrologia”, 1919, Real Casa Ulrico Hoepli.

[8] Marco 6,3; Matteo 13,55.

[9] Dottrina del Neoplatonismo

[10] Ippolito di Roma, “Refutatio omnium haeresium”.

[11]  Elaine Pagels

[12] Dan Brown, “Il Codice da Vinci”, 2003.

[13] Si vedano i concetti di Macrocosmo e Microcosmo

[14] Morton Smith, “Clement of Alexandria and a Secret Gospel of Mark”, 1973.

[15] Stephen C. Carlson, “The Gospel hoax: Morton Smith’s invention of Secret Mark” , 2005; Peter Jeffery, “The Secret Gospel of Mark Unveiled: Imagined Rituals of Sex, Death, and Madness in a Biblical Forgery”, 2007

[16] Helmut Koester, “Ancient Christian Gospels” , 1990

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