I misteri della Sardegna

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Un’isola straordinaria situata al centro del Mediterraneo, antiche e sconosciute civiltà, imponenti costruzioni megalitiche: Indagini e Misteri vola in Sardegna per un’affascinante avventura. Laddove la madre terra e la roccia si fondono in una mistica sintonia, e il mare accarezza le fiere sponde, profondi misteri si sviluppano lungo la storia di questo luogo magico. E’ possibile che la mitica Atlantide, descritta dal filosofo Platone più di duemila anni fa, si trovi in Sardegna? E ancora: cosa ci fa una chiesa templare nella provincia di Sassari, in un luogo tanto distante dalle vicende che animarono le Crociate, nel Medioevo?  

 

La Sardegna: un’isola magica e dal respiro profondo, che origina dalla terra e procede nella granitica roccia, come in un millenario abbraccio. Un luogo dove il mare lambisce antichissime spiagge, dove la storia, la leggenda, i misteri si fondono in un richiamo arcano e irresistibile. Sin dagli albori dei tempi la regione ha conosciuto civiltà potenti e prosperose, i cui contorni ci appaiono oggi avvolti nella nebbia. Le prime testimonianze risalgono addirittura a ventimila anni fa, ma è al neolitico che appartiene un periodo di importante sviluppo e fioritura delle antiche popolazioni sarde (6000-4000 a.C). Caratteristica saliente di questa fase sono i numerosi reperti in ceramica rinvenuti, i quali venivano incisi attraverso l’utilizzo di una conchiglia come arnese. 

 

Civiltà prenuragiche

Successivamente si ha menzione di alcune importanti civiltà prenuragiche, come quella di Bonu-Ighinu (3500 a.C circa) e di San Michele di Ozieri (2700 a.C.). Particolarmente rilevanti, in riferimento ad esse, appaiono oggi la spiritualità e il culto dei morti, attestate da reperti di straordinaria importanza e significato. Appaiono in questo ampio lasso di tempo, infatti, le sepolture collettive (successivamente chiamate domus de janas  o case delle fate). 

Gli antichi sardi credevano che dopo la morte lo spirito dei defunti continuasse ad abitare negli ambienti preposti alla sepoltura, per questo tali luoghi erano accuratamente adornati e rivestivano una importanza basilare nelle culture prenuragiche. La religiosità di questi popoli, inoltre, era squisitamente legata al territorio e alla natura, ma pure alla fecondità, in particolare delle donne. Testimonianze di questo culto sono le statuite, oggi rinvenute in buono stato di conservazione, in marmo o argilla, della “Dea Madre”. Essa rappresentava, in buona sostanza, la trasfigurazione celeste della madre terrena, intesa come natura benigna e generosa. 

 

SardegnaLa “Dea Madre” della cultura di Bonu Ighinu, rappresentazione al Museo Civico di Cabras (OR)

 

I menhir

 Alle civiltà prenuragiche, e al medesimo culto, appartengono pure i menhir, in Sardegna chiamati pedras fittas. Si tratta di pietre megalitiche conficcate nel terreno, che stavano a rappresentare una simbologia fallica o legata alla fecondità femminile. In particolare, uno dei significati legati ai menhir è quello relativo al cosiddetto “dio toro”. Come la Dea Madre propiziava i doni e i frutti spontanei della terra, esso simboleggiava la fecondità della terra nell’agricoltura. In Sardegna si contano più di 700 menhir, disposti in complessi, definiti “centri sacri”, o singolarmente. E’ possibile, inoltre, che i menhir fossero una raffigurazione degli dei che, con il loro benestare, avrebbero dovuto propiziare la fertilità, il benessere di chi vi si trovasse vicino. Gli antichi abitanti della Sardegna vi si recavano in prossimità, così pure per le sepolture megalitiche, per riceverne l’energia vitale, in connessione con la madre terra.  

 

SardegnaMenhir, area archeologica di Biru ‘e Concas – Sorgono (NU)

 

menhir, SardegnaArea archeologica di Biru ‘e Concas – Sorgono (NU)

 

SardegnaMenhir, area archeologica di Biru ‘e Concas – Sorgono (NU)

 

Età nuragica

Dal 1800 a.C. circa, sulla base delle precedenti culture, prese a svilupparsi in Sardegna la civiltà nuragica, perlopiù organizzata in piccoli nuclei tribali. Essa prende il nome dalle costruzioni più caratteristiche dell’intera Sardegna, che contribuiscono a disegnare il paesaggio dell’isola in maniera sostanziale. 

 

SardegnaNuraghe, area archeologica di Santu Antine – Torralba (SS)

 

I nuraghi, sin dalla loro concezione originaria, erano rappresentati da costruzioni megalitiche circolari (a tronco di cono) in pietra. In Sardegna se ne contano circa settemila, molti dei quali si trovano ancora parzialmente o totalmente sepolti. Sebbene inizialmente fossero caratterizzati da una camera singola, e risultavano piuttosto isolati gli uni dagli altri, con il passare del tempo i nuraghi hanno assunto caratteristiche architettoniche sempre più ardite e complesse. Intorno ad un mastio centrale, le costruzioni hanno iniziato ad essere aggregate sapientemente, spesso racchiuse da un particolare tipo di copertura ogivale, il tholoi. Si sono così venuti a creare dei veri e propri villaggi nuragici, che potevano accogliere anche diverse centinaia di persone.

 

SardegnaNuraghe, area archeologica di Santu Antine – Torralba (SS)

 

Resti del villaggio nuragico, area archeologica di Santu Antine – Torralba (SS)

 

Un altare?

 

Interni del nuraghe, area archeologica di Santu Antine – Torralba (SS)

 

Copertura a tholos, area archeologica di Santu Antine – Torralba (SS)

 

Corridoio con volta, area archeologica di Santu Antine – Torralba (SS)

 

Modelli di nuraghi complessi, Museo Civico di Cabras (OR)

 

I nuraghi, quale funzione?

Particolarmente dibattuta (e misteriosa) è la funzione che i nuraghi dovessero avere nell’antichità, una questione ancora aperta e di ampio respiro. E’ stato proposto che essi potessero essere degli avamposti militari difensivi, come pure dei templi religiosi e sepolcrali, delle semplici abitazioni, degli ovili o addirittura dei punti di osservazione astronomica! Lo studioso Mauro Peppino Zedda, in particolare, sostiene che i nuraghi siano stati costruiti secondo precise regole astronomiche, e venivano abitati da sacerdoti-astronomi addetti all’osservazione della volta celeste, tale per cui: “gli antichi Sardi erano in grado di stabilire la scansione temporale delle stagioni e avevano riferimenti spaziali sulla terra”.

 

Le tombe dei giganti

Un altro monumento caratteristico dell’età nuragica è rappresentato dalle cosiddette “tombe dei giganti”, così definite per via delle dimensioni megalitiche che le contraddistinguono. Si tratta di sepolture collettive dalla struttura caratteristica. Una cinta esterna era definita anteriormente da un’enorme pietra a esedra, la quale fungeva da porta immaginaria verso il mondo dei defunti. A questa dimensione si poteva accedere idealmente attraverso una piccola apertura posta alla base della porta.  Internamente la sepoltura era invece contraddistinta da un tumulo a barca rovesciata. 

SardegnaTomba dei giganti di Imbertighe, Borore (NU)

 

SardegnaTomba dei giganti, area archeologica di Corruoe Aidu – Cossoine (SS)

 

SardegnaSepoltura della tomba dei giganti, area archeologica di Corruoe Aidu – Cossoine (SS)

 

Non lontano, anteriormente o in prossimità delle tombe dei giganti venivano poste delle pietre sacre dal significato molto particolare. Esse, chiamate betili, rappresentavano la dimora degli dei dell’aldilà, i quali avevano il compito di facilitare il trapasso dei defunti. Il culto dei morti, e la spiritualità ad esso collegato, erano molto sentiti dagli antichi sardi, tanto da non avere uguali nel resto del Mondo. 

 

Betili, area archeologica di Tamuli – Macomer (NU) 

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