Il miracolo di Bolsena

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Nel 1263, uno straordinario miracolo animò la città di Bolsena ed ebbe delle importanti ripercussioni sulla vita religiosa, e persino sulla dottrina, della Chiesa Cattolica da quel momento in poi. L’estate di quell’anno si trovava a passare dalla città, situata sull’omonimo lago, un prete di nome Pietro da Praga, proveniente dalla Boemia. Il sacerdote si era diretto a Roma, con l’intenzione di pregare sulla tomba di San Pietro, affinché questi potesse intercedere per gli enormi dubbi di fede che lo tormentavano. In particolare il boemo non credeva nella reale presenza di Cristo nell’Eucarestia. Dubitava della transustanzazione: la trasformazione del pane e del vino nel vero corpo e sangue di Gesù. Di ritorno da Roma, Pietro da Praga fu assalito dai soliti dubbi sulla via di Bolsena.

 

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Il Castello

 

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Scorcio del Lago di Bolsena

 

Qui, forse colto da un’ispirazione divina, chiese di celebrare messa. Al momento della consacrazione l’ostia prese improvvisamente a sanguinare, tra lo stupore dei presenti e dell’incredulo sacerdote. Parte del liquido ematico si riversò sul corporale, il panno disteso sull’altare all’atto dell’offertorio. 

Proprio per accogliere tale reliquia, e le ostie del miracolo, che papa Niccolo IV esortò la costruzione del Duomo di Orvieto qualche anno più tardi. Qui il corporale è oggi conservato con grande cura. Inoltre, in seguito alla grande devozione popolare che ne seguì, papa Urbano IV istituì la solennità del Corpus Domini, nel 1264, la cui liturgia fu redatta nientemeno che da San Tommaso D’Aquino.

 

Il Duomo di Santa Maria Assunta a Orvieto

 

Il miracolo e gli studi in merito

Il miracolo, sin dai primissimi anni successivi, indirizzò la dottrina della Chiesa Cattolica verso il riconoscimento della reale transustanzazione. In quel periodo, infatti, imperversava un fervente dibattito in merito tra francescani e dominicani. Tuttavia, per la definitiva assunzione del dogma si dovette aspettare addirittura il 1551, durante il Concilio di Trento.

Uno studio scientifico americano, a cura della dottoressa Johanna C. Cullen, avrebbe dimostrato una possibile spiegazione razionale del fenomeno di Bolsena. In condizioni di alta temperatura e forte umidità, un batterio, la Serratia marcescens, sarebbe capace di produrre in grandi quantità un pigmento rosso vivo (la prodigiosina) che potrebbe essere scambiato per il sangue.  

Sulle ostie e sul corporale del miracolo di Bolsena non sono mai state autorizzate indagini di tipo scientifico, a differenza di quanto accaduto per l’analogo miracolo eucaristico di Lanciano.

Sebbene attraverso l’osservazione, di tipo morfologico, il liquido rosso parrebbe presentare proprio la tipica disposizione delle macchie ematiche (circondate da un alone esterno che sembrerebbe plasma), il dibattito è lungi dall’essere risolto.

Samuele Corrente Naso 

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