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Bibbona, terribilis est locus iste!

Alla scoperta della Bibbona Templare

 

Le origini di Bibbona sono assai più antiche di ciò che potrebbe apparire osservando la sola, quattrocentesca, Santa Maria della Pietà. Radici che potrebbero appartenere nientedimeno che all’Ordine dei Cavalieri Templari. Numerose sono infatti le testimonianze che possono essere ricondotte all’Ordine dei Gerosolimitani.

A cominciare da alcuni spedali della militia templi storicamente collocati a Bibbona, come il Podere San Giovanni, o come il fantomatico Castel Grallo di cui si è persa ogni traccia. Un castello che si narra fosse collocato anticamente all’interno del borgo e il cui nome, storpiato dal dialetto toscano, richiama molto da vicino il più grande mito legato all’Ordine Templare: il Santo Graal.

In ogni caso, i Templari, oltre a leggende, ci hanno tramandato persino lasciti concreti e tangibili.

La Fonte di Bacco è forse il monumento più famoso di Bibbona.

Situato nel centro cittadino, di fronte al Comune, è composta di due distinti elementi architettonici:

1) il lavatoio: la porzione inferiore, e anche la più recente

 

 

Bacco:

 

Un simbolo indicante fertilità?

 

 

2) La porzione superiore della Fonte è l’Arco di Bacco del XIII secolo.

 

 

Si tratta di una struttura con volta a botte, utilizzata nei secoli come fontana. E’ probabile tuttavia che in origine fosse collegata, o addirittura fosse l’ingresso, di una monumentale fortificazione andata perduta. Abbiamo testimonianza, infatti, di una rocca, collocata in prossimità dell’Arco di Bacco, all’interno di in un dipinto seicentesco all’interno della Chiesa di Sant’Ilario. L’opera appartiene al pittore Alessandro Fei. Ciò nondimeno, è possibile ipotizzare come i proprietari della rocca fossero proprio i Cavalieri Templari, come alcuni indizi sull’Arco di Bacco suggerirebbero.

Sulla chiave di volta dell’arco è presente infatti una Croce Patente:

 

 

Il simbolo è inscritto in una ruota dentata e termina inferiormente in una spiga di grano: una possibile connessione con il seminatore della Pieve San Giovanni, nella vicinissima Campiglia Marittima?

Un’altra spiga di grano è presente lateralmente sull’Arco:

 

 

All’interno dell’Arco troviamo un affresco in cui si distingue il solo Giglio Fiorentino:

 

 

Sulla parte esterna dell’Arco è possibile scorgere, osservando attentamente, alcuni resti di fregi e sculture…

 

Fregi con cappello

 

Al centro, a sinistra si intravedono alcuni nodi. Non è azzardato affermare che in origine si trattasse forse di Nodi di Salomone.

 

 

 

Il lavatoio dell’Arco di Bacco:

 

 

Massima testimonianza del passaggio dei Cavalieri Templari a Bibbona è soprattutto la Pieve Sant’Ilario del XII secolo. La prima attestazione della presenza dell’edificio è del 1154.  

 

 

Lo stile è di tipo romanico con pianta semplice ad una navata. Successivamente alla sua costruzione, però, il numero di navate fu portato a due. Si notino gli archi divisori tra le due navate.

 

 

L’edificio religioso è stato più volte rimaneggiato e dell’originale struttura medioevale restano soltanto la facciata e il lato destro.

 

 

Sul perimetro esterno della Chiesa sono presenti due incisioni grafitiche di Croci Patenti, una interna ed una esterna, accanto al portale d’ingresso.

 

 

La seconda, in particolare, assai simile alle Croci Patenti utilizzate in Francia, indica con chiarezza la presenza, presso la Pieve Sant’Ilario, di un contingente di Cavalieri Templari. Probabilmente di origine francese?

Inoltre, su una lastra di marmo appesa ad un pilastro della Pieve vi è la scultura, seppur molto danneggiata, di due cavalieri. Il primo, a destra, è a cavallo. Il secondo è posto frontalmente rispetto a chi guarda in posizione eretta, a sinistra.

 

 

E’ probabile che si trattasse della raffigurazione proprio di due Cavalieri Templari.

 

Di notevole interesse all’interno della Pieve sono le due acquasantiere:

 

 

La prima ha forma ottagonale ad indicare i sette giorni della creazione più l’ottavo che rappresenterebbe la vita eterna. Ad ogni lato è scolpito un volto. Due facce sono leonine. Il leone, peraltro, veniva raffigurato frequentemente dai Templari come segno della lealtà che occorre nell’affrontare il nemico.

 

 

Due sono volti umani di cui uno barbuto e l’altro no (tipiche sculture templari, si leggano gli altri articoli del Sito nella sezione “le indagini”, in particolare quello su Campiglia Marittima, ndr). Si tratterebbe della raffigurazione di santi morti decapitati come, ad esempio, San Giovanni Battista?

 

 

Seguono: una rosa a cinque petali, un leone nella sua interezza, un agnello e una Croce Patente, successivamente camuffata. La rosa a cinque petali è probabile che volesse indicare la Vergine Maria, l’agnello raffigura chiaramente Gesù Cristo.

 

 

La seconda acquasantiera è di forma circolare e decorata con motivi fitoformi.

 

 

Bibbona è certamente un tesoro all’aria aperta, che deve ancora essere scoperto del tutto. Troppi sono gli enigmi ancora celati all’interno del suo bellissimo borgo. Non resta che attendere: prima o poi vedremo un cavaliere scintillante galoppare al tramonto innanzi alla Pieve Sant’Ilario, o Leonardo da Vinci passeggiare al chiaro di luna laddove la cupola di Santa Maria della Pietà accarezza il cielo…

Da Bibbona è tutto, la redazione di www.indaginiemisteri.it vi saluta, ci vediamo alla prossima indagine!

 

 

                                                                                                                             Samuele Corrente Naso

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