Bibbona, terribilis est locus iste!

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Nel cuore della Val di Cecina, non lontano dal mare che bagna le coste sabbiose del livornese, è situata la cittadina di Bibbona. Circondata da antichissimi boschi e storici sentieri, il caratteristico borgo appare petroso e incorrotto, come le lastricate vie che gl’appartengono. Sorprendenti edifici e misteriose chiese sorgono all’interno delle ataviche mura di un castello ormai dimenticato, terribilis locus intriso di simbologia templare. La redazione di Indagini e Misteri pone la sua lente di ingrandimento lungo le vie di un luogo straordinario.

 

Il borgo di Bibbona appare tanto piccolo quanto grande a storia, arte, cultura e misteri.

Dal 1109 già si attesta la presenza di un insediamento urbano chiamato Biboni nell’area compresa tra la  Maremma toscana e le Colline Metallifere. Assai discussa è peraltro l’origine del toponimo. E’ possibile che esso derivi dal nome di persona  etrusco Vipi,  o che abbia la sua origine nei termini latini Via Bona. La locuzione Via Bona indicherebbe che Bibbona era situata sulla via di attraversamento delle paludi presenti all’epoca nella zona.  Una terza ipotesi sull’origine del nome è rappresentata dall’espressione Bibe Bonum, bevi bene, ad indicare l’acqua salubre del posto, condizione rara in Maremma.

Dal XII secolo Bibbona conobbe una discreta crescita demografica. In accordo con l’espansione della cittadinanza, il borgo  crebbe pure di importanza strategica nella Val di Cecina, finché i potenti conti della Gherardesca ne presero il controllo, con l’ausilio della alleata città di Pisa. Di fatto, questa egemonia restò tale sino al 1406 quando Firenze conquistò l’intero territorio della Repubblica Pisana. Da allora Bibbona entrò a far parte del Granducato di Toscana.

 

     Stemma di Bibbona sulla chiesa di Santa Maria della Pietà

 

Impressionante è quanto Bibbona sia intrisa di misteri, sensazione che traspare non appena si raggiunga la cittadina. All’ingresso del borgo, infatti, si è accolti da una particolarissima chiesa: Santa Maria della Pietà.

 

 

Straordinaria è, infatti, l’incisione sull’architrave del portale d’ingresso principale, che recita: “Terribilis est locus iste“… questo è un luogo terribile!

 

 

 

La frase citata è estremamente celebre, perché altresì presente su un portale della chiesa di Santa Maria Maddalena a Rennes-le-Château. Non poche sono le teorie, misteriche e persino esoteriche, che tentano di spiegare il motivo per cui una locuzione tanto insolita si trovi all’ingresso di un luogo di culto.

Perché mai una chiesa dovrebbe essere un luogo terribile?

Ci viene in aiuto l’Antico Testamento biblico dove rintracciamo per intero la frase:

Terribilis est locus iste! Haec domus Dei est et porta coeli.  [Genesi 28,17

Questo è un luogo terribile! Questa è la casa di Dio e la porta del cielo.

E’ la frase che il profeta Giacobbe esclamò durante una visione mistica, non appena apparve un’altissima scala che conduceva verso il cielo, nella città di Beth-El (Casa di Dio).

Al di là delle ipotesi di forzato occultismo, si tratterebbe semplicemente di un ammonimento: “Questa è la casa di Dio, abbiate rispetto!”

Il termine latino terribilis, infatti, è ben traducibile con la locuzione “che richiede rispetto, reverenza”.

 

 

La chiesa di Santa Maria della Pietà, risalente al tardo quattrocento, si mostra con una rara pianta a croce greca anziché latina. Sono, pertanto, presenti quattro bracci, coperti da una volta a vela. Una graziosa cupola è in posizione centrale. Tre sono i portali presenti, sugli architravi dei quali ritroviamo il resto della frase del profeta Giacobbe.

 

 

Hanc est domus Dei porta coeli ets (questa è la casa di Dio e la porta del cielo).

 

Domus est pietatis et gratiae ets (questa è la casa della pietà e della grazia).

 

Sul lato nord di Santa Maria della Pietà è presente un piccolo campanile.

 

 

I misteri relativi alla chiesa bibbonese, tuttavia, non finiscono qui. Gli architetti Vittorio Ghiberti e Ranieri da Tripalle, autori della chiesa, progettarono una singolare geometria interna. La cupola è infatti circolare, mentre il centro della pianta greca è un parallelepipedo su base quadrata, e le linee di proiezione si sovrappongono sul pavimento.  Questa configurazione potrebbe sembrare una casualità, se non fosse che si tratta di uno dei dogmi attribuiti al più grande artista rinascimentale: Leonardo Da Vinci!

L’osservazione, che potrebbe apparire azzardata ad una prima analisi, prende forma a seguito della scoperta di una mappa del celebre maestro, nella quale la chiesa di Bibbona è l’unica presente.

 

 

Trattasi di una particolarità emersa grazie agli studi di uno dei più grandi esperti di Leonardo, il professore Carlo Pedretti, il quale azzarda un’ulteriore ipotesi: persino sul dipinto “Vergine delle Rocce (Cheramy)” sarebbe raffigurata Santa Maria della Pietà di Bibbona.

Malgrado la tesi del professor Pedretti, l’attribuzione del dipinto a Leonardo non è ancora unanime.

Tuttavia, se le asserzioni dello studioso fossero confermate, perchè mai Santa Maria della Pietà era considerata così tanto importante, ai tempi di Leonardo da Vinci? Quali misteri nasconde che ancora devono essere portati alla luce?

Questo è davvero un luogo terribile…

 

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