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La spada nella roccia esiste davvero: Chiusdino e l’origine del mito

L’Abbazia di San Galgano

 

Dopo l’edificazione della Rotonda di Montesiepi nel 1185 il Vescovado di Volterra, questa volta nella persona di Ildebrando Pannocchieschi, decise di innalzare un’imponente abbazia cistercense poco lontano. I lavori iniziarono nella piana sottostante l’Eremo nel 1215 e nel 1262 furono già completati. La nuova Abbazia venne quindi consacrata nel 1288. La comunità dei monaci Cistercensi divenne col tempo una vera e propria potenza economica, e Montesiepi il primo monastero in Toscana per importanza politica e culturale.

Persino l’influente città di Siena dovette inchinarsi alla maestria dei lavoratori cistercensi. Nel 1257 il monaco Ugo venne posto a capo della Biccherna, l’Ufficio delle Entrate della Città toscana. Inoltre proprio i monaci Cistercensi di San Galgano costruirono buona parte del Duomo senese di Santa Maria Assunta.

Dalla seconda decade del 1300, tuttavia, iniziò un periodo di decadenza del Monastero. Prima una violenta carestia, poi la peste del 1348, e alcuni saccheggi subiti, misero in ginocchio la comunità monastica.

Nel 1474 i Cistercensi di San Galgano abbandonarono completamente l’Abbazia, trasferendosi a Siena.

Dal 1503 il prestigioso edificio venne affidato ad una serie di abati commendatari. E’ in questo periodo che la copertura del tetto, in piombo, fu rimossa per essere fusa e venduta per la fabbricazione di proiettili.

Da questo momento l’Abbazia letteralmente cominciò a cadere a pezzi: senza copertura le volte ben presto precipitarono, e delle splendide vetrate di un tempo oggi non resta traccia. Nel 1786 il campanile fu abbattuto da un fulmine. Per secoli l’Abbazia fu abbandonata al peggior degrado finchè soltanto nel 1926 si decise di operare un restauro.

 

 

L’Abbazia rispecchia pienamente la sobrietà dell’architettura tipica dei Cistercensi.

E’ composta da un edificio principale, la chiesa con pianta a croce latina su tre navate, da un chiostro e da una sala capitolare.

L’intero complesso trasmette un’atmosfera spettrale, a prescindere che lo si visiti al mattino o alla sera. La mancanza del tetto, il cielo aperto, lo rendono un luogo surreale, sospeso in un limbo mistico. Ciò nondimeno, la stessa assenza di una copertura esalta la linearità dell’architettura, permettendone uno studio più pieno. 

La facciata, piuttosto povera di fregi, si apre su tre portali, con arco a sesto acuto e archivolto bicromo.

Il solo portale centrale presenta un architrave decorato con foglie di acanto.

 

 

Nella parte superiore della facciata, che con buona probabilità non fu mai nemmeno completata, vi sono due grandi finestre con arco a sesto acuto.

Addossate alla facciata, inoltre, sono presenti quattro semicolonne. E’ probabile che dovessero sostenere un portico di ingresso mai costruito.

 

 

Le fiancate laterali si aprono con due ordini di finestre: nella parte superiore bifore e presso la porzione inferiore monofore.

 

 

Dalla vista laterale della chiesa è possibile osservare il pregevole prospetto del transetto. Si noti la grande finestra, in origine trifora, e i due contrafforti laterali. Il portale alla base conduceva al cimitero del complesso.

 

 

L’Abside fu probabilmente la prima porzione costruita, poiché è quella che più pienamente rispecchia i canoni dell’architettura cistercense. Inoltre, presenta i resti del campanile (distrutto da un fulmine nel 1786).

L’interno della Abbazia è privo del tetto, ma pure del pavimento.

La pianta è a croce latina, con ampio transetto, su tre navate.

 

 

La navata destra:

 

 

La navata sinistra:

 

 

E la navata principale:

 

 

Segue la vista del coro interno:

 

 

Si può ancora ammirare ciò che resta dello splendido rosone nel transetto laterale:

 

 

A livello delle navate di destra e sinistra si trovavano delle cappellette, all’interno delle quali venivano officiate cerimonie, come testimoniano le nicchie atte a poggiare gli oggetti religiosi, o usate come lavabo:

 

 

Di notevole interesse è il chiostro dell’Abbazia di San Galgano. Completamente distrutto dall’incuria e dal tempo, è stato parzialmente ricostruito solo nel XX secolo con materiali originali.

 

 

Ad oggi è possibile ammirare solo alcune arcate, sufficienti, tuttavia, a far intuire la bellezza architettonica del chiostro di un tempo. Si notino gli ordini di finestre bifore e trifore.

 

 

Un particolare dei fregi sopravvissuti:

 

 

Il pozzo:

 

Poco prima dell’ingresso per la chiesa, all’interno di una nicchia esterna, è presente un esemplare dipinto della Triplice Cinta. Si tratta di una possibile simbologia legata all’Ordine dei Cavalieri del Tempio di Gerusalemme. Tale ritrovamento avvalora la tesi secondo la quale i Templari potrebbero aver aiutato i Cistercensi nella costruzione dell’Abbazia di San Galgano. Per uno studio più approfondito sulla simbologia della Triplice Cinta rimandiamo i lettori all’apposito articolo del Sito

L’esemplare è piuttosto insolito poiché posizionato verticalmente, anziché in orizzontale come di consueto. Questo posizionamento rispetto all’osservatore avvalora un’eventuale ipotesi simbologica della Triplice Cinta, a discapito di quella ludica.

 

 

La sala capitolare è un grande vano diviso da sei colonne che sorreggono volte a crociera. Vi si può accedere dal chiostro attraverso un grosso portale con arco a sesto acuto.

 

 

D’interesse sono i resti di alcuni fregi, che un tempo decoravano la sala.

Dei nodi:

 

 

Un Fiore della Vita:

 

 

Particolare della finestra bifora della Sala Capitolare, con colonna volutamente mozza:

 

 

Un Alquerque?

 

 

Una rosa scolpita:

 

 

Un bellissimo Nodo di Salomone:

 

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