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La spada nella roccia esiste davvero: Chiusdino e l’origine del mito

Un cavaliere di grandi virtù, il Santo Graal, una spada conficcata nella roccia e… Camelot… anzi, la Toscana! Nel bel mezzo d’incantevoli paesaggi naturali, in un luogo dalla mistica essenziale, dalla straordinaria importanza artistica: qui sorge l’Eremo di Montesiepi. Nella Toscana più misteriosa si cela, infatti, un grande arcano relativo a una leggendaria spada, che fu incastrata nella roccia. In questo luogo il firmamento e la terra s’incontrano davvero, nelle menti e nei cuori dei visitatori, persino nelle volte a cielo aperto dell’Abbazia di San Galgano, da cui i monaci Cistercensi scrissero la storia culturale dell’intera regione. La redazione di Indagini e Misteri è ancora una volta sulle orme dell’ignoto, attraverso il mito, oppure la realtà.

 

Nel più profondo entroterra senese, si celano luoghi straordinari. Laddove la via conduce verso infiniti paesaggi dalle verdi sfumature, e l’incedere pare non proseguire mai davvero, tanto potrebbe apparire uguale a se stesso, si cela un’illuminazione. Quella sublime sensazione di meraviglia, frammenta a smarrimento e persino gratitudine: è ciò che prova il visitatore nello scoprire un mondo arcano, laddove nulla appariva. E’ il prestigioso gioco di magia che si ripete ad ogni battito di ciglia, non appena qualcuno raggiunga Chiusdino e la sua affascinante Abbazia cistercense.  Strette stradine montagnose conducono, infatti, verso l’Eremo di Montesiepi e l’Abbazia di San Galgano: lo spettacolo può cominciare.

 San Galgano

 

Lo stupore, per chi decida di seguire le nostre stesse orme del mistero, incomincia ai bordi di una scarna roccia. Si tratta di un masso come tanti nella zona,  ma che ha qualcosa di straordinario al suo interno: una spada di metallo vi è incredibilmente conficcata quasi fino all’elsa.

 

San Galgano

la spada di san galgano

 

Ci troviamo all’interno di una piccola saletta circolare, scarnamente decorata: siamo all’interno dell’Eremo di Montesiepi

 

 

Come è possibile che una spada si trovi incastonata all’interno di una roccia… nel bel mezzo della Toscana? Per rispondere a questa domanda è necessario raccontare una storia incredibile, che oltrepassa il tempo e il mito.

Pare, infatti, che il giorno di natale del 1180 Galgano Guidotti, un cavaliere di nobili origini e dalla vita persino dissoluta, ebbe una visione mistica.  L’arcangelo Michele apparve improvvisamente dinanzi al suo cammino, esortandolo a seguirlo. Galgano obbedì e, in sella a un cavallo, fu condotto sui passi di un lungo percorso. Attraversò un ponte sopra un fiume e vide un mulino in funzione… si rammentò sì dello scorrere del tempo e del passare di tutte le cose. Attraversò un prato fiorito, dai colori sgargianti, e giunse presso una sala circolare. Ivi riconobbe i dodici apostoli e incontrò Dio.

Qui Galgano capì che l’Eterno lo stesse chiamando a conversione, a dedicare soltanto a Lui la sua vita. Pertanto, come gesto di adesione, il cavaliere prese la sua spada e la conficcò in una roccia. L’arma, da segno bellicoso qual’era, mutò a baluardo e fattezze della croce salvifica di Cristo. Infine Galgano si stracciò il mantello e ne ricavò un saio. Decise così di divenire eremita e di non abbandonare mai più il luogo dove aveva posto la sua croce: l’Eremo di Montesiepi.

Ogni giorno Galgano lo consacrava a Dio e, pregando innanzi alla spada nella roccia, resisteva a qualsiasi tentazione. Tuttavia, pare che il demonio provasse a distoglierlo dalla santità in qualsiasi modo. Un giorno tre confratelli, ingannati dall’astuzia dell’avversario evangelico, durante l’assenza del Santo, tentarono di estrarre la spada.  Non riuscendoci, infine, la spezzarono in due. 

La leggenda narra che Dio li castigò duramente: uno dei tre confratelli morì colpito da un fulmine, un altro annegò in un fiume. L’ultimo dei tre stava per essere sbranato dai lupi quando, invocando il perdono divino, fu risparmiato. Tuttavia, le fiere fecero in tempo a strappargli le braccia, e quegli stessi arti furono conservati come monito per chiunque intendesse nuovamente estrarre la spada…

 

 

Il Signore comandò a Galgano Guidotti di ricomporre la spada, che tosto si risaldò, e da allora nessuno osò mai più tentare di estrarla.

Il santo seguì una vita semplice e di meditazione, in contrasto con le violenze e gli scontri politici che imperversavano nella regione. Soltanto nell’ultimo anno di vita Galgano visse pienamente la regola dei monaci Cistercensi.

Un giorno del 1181 una forte luce gli annunciò che era giunta l’ora in cui si sarebbe ricongiunto con Dio.

L’Eremo di Montesiepi 

Dopo la morte di Galgano Guidotti, si decise di edificare una cappella presso il luogo in cui il santo si era ritirato in eremitaggio. La costruzione, sotto la giurisdizione del vescovo di Volterra Ugo Saladini, fu affidata probabilmente ai monaci Cistercensi di Casamari. Nel 1185 il nucleo originario dell’edificio era già completo e nel XIV secolo furono aggiunti l’atrio e un’ulteriore cappella laterale. 

La Cappella dell’Eremo di Montesiepi può essere facilmente raggiunta attraverso un grazioso sentiero. La camminata boschiva evoca il percorso spirituale dell’eremita Galgano.

 

 

La Cappella, esternamente, si mostra di forma cilindrica. Vi si accede attraverso l’atrio antistante con arco a tutto sesto.

 

 

La Chiesetta è detta “Rotonda di Montesiepi” a causa della singolare forma. Lo stile architettonico è romanico-senese. La parte inferiore della Cappella è costruita interamente in travertino mentre la superiore, come pure la cupola, appare bicroma con alternanza di bande chiare e rosse (mattone). 

Al di sopra dell’arco di ingresso è presente uno stemma della famiglia fiorentina dei Medici; certamente più recente rispetto al resto della costruzione:

 

San Galgano

 

Ad un occhio attento risulta persino possibile scorgere alcuni elementi architettonici significativi, da un punto di vista storiografico. Potevano, infatti, mancare tracce dei Cavalieri Templari, in un luogo di tale importanza? La risposta è piuttosto scontata, se consideriamo la stretta fratellanza tra i monaci Cistercensi e l’Ordine del Tempio di Gerusalemme. I due Ordini, infatti, condividevano lo stesso fautore, San Bernardo di Chiaravalle, e la stessa regola monastica.

Tuttavia, c’è chi si spinge molto oltre nel campo delle ipotesi, sostenendo che l’eremo di Montesiepi, e la successiva Abbazia di San Galgano, fossero addirittura la base operativa dei Cavalieri Gerosolimitani in Toscana. Secondo questa teoria, pare che i Templari fossero in possesso di una famosa e preziosa reliquia, che avrebbero nascosto in questa particolare zona dell’entroterra senese per preservarla. Si tratterebbe di una reliquia perduta da tempo immemore e, forse, mai più ritrovata. Lo stesso manufatto che compare nella leggenda dei Cavalieri della Tavola Rotonda del racconto arturiano: stiamo parlando del Santo Graal. E’ possibile che i Templari avessero rinvenuto a Gerusalemme  il santo calice da cui bevve Gesù nell’Ultima Cena, e lo tenessero custodito proprio nel bel mezzo della Toscana?

All’interno dell’atrio troviamo, sul pavimento, una lastra incisoria con una Croce Patente, segno inequivocabile del passaggio dei Cavalieri Templari:

 

San Galgano

 

Ulteriore lascito dell’Ordine di Gerusalemme sono alcune teste umane e zoomorfe, scolpite in bassorilievo sul cornicione esterno della Cappella:

 

 

Questa tipologia di teste scolpite, perlopiù barbute e senza capelli, sono costantemente rinvenute nei luoghi di possedimento templare.

L’interno della Cappella presenta una copertura a cerchi concentrici bicroma.

 

 

Centralmente alla Cappella si trova il masso nel quale è conficcata la spada nella roccia. Lateralmente si aprono quattro monofore. Le decorazioni interne appaiono piuttosto scarne, come nello stile tipico cistercense, se si fa eccezione per qualche grazioso capitello scolpito:

 

 

Lateralmente alla Rotonda si apre la più recente Cappella del Lorenzetti del XIV secolo. La pianta è rettangolare ed è sormontata da una volta a crociera.

 

 

La Cappella prende il nome da Ambrogio Lorenzetti che la affrescò nel periodo 1334-1336.

 

E’ in questa sala che sono conservate le ossa di uno dei tre monaci che imprudentemente estrassero la spada.

L’Abbazia di San Galgano

Dopo l’edificazione della Rotonda di Montesiepi nel 1185 il Vescovado di Volterra, questa volta nella persona di Ildebrando Pannocchieschi, decise di innalzare un’imponente abbazia cistercense poco lontano. I lavori iniziarono nella piana sottostante l’Eremo nel 1215 e nel 1262 furono già completati. La nuova Abbazia venne quindi consacrata nel 1288. La comunità dei monaci Cistercensi divenne col tempo una vera e propria potenza economica, e Montesiepi il primo monastero in Toscana per importanza politica e culturale.

Persino l’influente città di Siena dovette inchinarsi alla maestria dei lavoratori cistercensi. Nel 1257 il monaco Ugo venne posto a capo della Biccherna, l’Ufficio delle Entrate della Città toscana. Inoltre proprio i monaci Cistercensi di San Galgano costruirono buona parte del Duomo senese di Santa Maria Assunta.

Dalla seconda decade del 1300, tuttavia, iniziò un periodo di decadenza del Monastero. Prima una violenta carestia, poi la peste del 1348, e alcuni saccheggi subiti, misero in ginocchio la comunità monastica.

Nel 1474 i Cistercensi di San Galgano abbandonarono completamente l’Abbazia, trasferendosi a Siena.

Dal 1503 il prestigioso edificio venne affidato ad una serie di abati commendatari. E’ in questo periodo che la copertura del tetto, in piombo, fu rimossa per essere fusa e venduta per la fabbricazione di proiettili.

 

L’Abbazia di San Galgano ed un lento declino

Da questo momento l’Abbazia letteralmente cominciò a cadere a pezzi: senza copertura le volte ben presto precipitarono, e delle splendide vetrate di un tempo oggi non resta traccia. Nel 1786 il campanile fu abbattuto da un fulmine. Per secoli l’Abbazia fu abbandonata al peggior degrado finchè soltanto nel 1926 si decise di operare un restauro.

 

San Galgano

 

L’Abbazia rispecchia pienamente la sobrietà dell’architettura tipica dei Cistercensi.

E’ composta da un edificio principale, la chiesa con pianta a croce latina su tre navate, da un chiostro e da una sala capitolare.

L’intero complesso trasmette un’atmosfera spettrale, a prescindere che lo si visiti al mattino o alla sera. La mancanza del tetto, il cielo aperto, lo rendono un luogo surreale, sospeso in un limbo mistico. Ciò nondimeno, la stessa assenza di una copertura esalta la linearità dell’architettura, permettendone uno studio più pieno. 

La facciata, piuttosto povera di fregi, si apre su tre portali, con arco a sesto acuto e archivolto bicromo.

Il solo portale centrale presenta un architrave decorato con foglie di acanto.

 

 

Nella parte superiore della facciata, che con buona probabilità non fu mai nemmeno completata, vi sono due grandi finestre con arco a sesto acuto.

Addossate alla facciata, inoltre, sono presenti quattro semicolonne. E’ probabile che dovessero sostenere un portico di ingresso mai costruito.

 

 

San Galgano

 

Le fiancate laterali si aprono con due ordini di finestre: nella parte superiore bifore e presso la porzione inferiore monofore.

 

San Galgano

 

Dalla vista laterale della chiesa è possibile osservare il pregevole prospetto del transetto. Si noti la grande finestra, in origine trifora, e i due contrafforti laterali. Il portale alla base conduceva al cimitero del complesso.

 

 

L’Abside fu probabilmente la prima porzione costruita, poiché è quella che più pienamente rispecchia i canoni dell’architettura cistercense. Inoltre, presenta i resti del campanile (distrutto da un fulmine nel 1786).

L’interno della Abbazia è privo del tetto, ma pure del pavimento.

La pianta è a croce latina, con ampio transetto, su tre navate.

 

 

La navata destra:

 

San Galgano

 

La navata sinistra:

 

 

E la navata principale:

 

 

Segue la vista del coro interno:

 

San Galgano

 

Si può ancora ammirare ciò che resta dello splendido rosone nel transetto laterale:

 

San Galgano

 

A livello delle navate di destra e sinistra si trovavano delle cappellette, all’interno delle quali venivano officiate cerimonie, come testimoniano le nicchie atte a poggiare gli oggetti religiosi, o usate come lavabo:

 

 

Di notevole interesse è il chiostro dell’Abbazia di San Galgano. Completamente distrutto dall’incuria e dal tempo, è stato parzialmente ricostruito solo nel XX secolo con materiali originali.

 

San Galgano

 

Ad oggi è possibile ammirare solo alcune arcate, sufficienti, tuttavia, a far intuire la bellezza architettonica del chiostro di un tempo. Si notino gli ordini di finestre bifore e trifore.

 

San Galgano

 

Un particolare dei fregi sopravvissuti:

 

 

Il pozzo:

 

San Galgano

 

La simbologia dell’Abbazia di San Galgano

Poco prima dell’ingresso per la chiesa, all’interno di una nicchia esterna, è presente un esemplare dipinto della Triplice Cinta. Si tratta di una possibile simbologia legata all’Ordine dei Cavalieri del Tempio di Gerusalemme. Tale ritrovamento avvalora la tesi secondo la quale i Templari potrebbero aver aiutato i Cistercensi nella costruzione dell’Abbazia di San Galgano. Per uno studio più approfondito sulla simbologia della Triplice Cinta rimandiamo i lettori all’apposito articolo del Sito

L’esemplare è piuttosto insolito poiché posizionato verticalmente, anziché in orizzontale come di consueto. Questo posizionamento rispetto all’osservatore avvalora un’eventuale ipotesi simbologica della Triplice Cinta, a discapito di quella ludica.

 

San Galgano

 

La sala capitolare è un grande vano diviso da sei colonne che sorreggono volte a crociera. Vi si può accedere dal chiostro attraverso un grosso portale con arco a sesto acuto.

 

San Galgano

 

D’interesse sono i resti di alcuni fregi, che un tempo decoravano la sala.

Dei nodi:

 

 

Un Fiore della Vita:

 

 

Particolare della finestra bifora della Sala Capitolare, con colonna volutamente mozza:

 

San Galgano

 

Un Alquerque?

 

 

Una rosa scolpita:

 

San Galgano

 

Un bellissimo Nodo di Salomone:

 

San Galgano

San Galgano come Re Artù?

 Ad un’attenta analisi del ciclo arturiano e dei ritrovamenti di Chiusdino, non possiamo considerare gli elementi in comune come semplici coincidenze. Troppo marcate sono le somiglianze tra il mito della letteratura anglosassone e la realtà. A cominciare dall’esistenza del Cavaliere Galgano Guidotti, Artù rovesciato, che anziché estrarre una spada da una roccia, ve la conficca. Senza dimenticare i dodici apostoli della visione del Santo, che richiamano clamorosamente i dodici cavalieri della Tavola Rotonda. O ancora la ricerca del Graal, che qualcuno sostiene essere davvero collegata alla presenza dei Templari in Toscana. Tutto ciò, peraltro, nelle vicinanze di un singolare torrente chiamato nientemeno che Gallesse, forse una storpiatura toscana del nome” Galles”, il paese di Re Artù?

Ma c’è addirittura di più. Una favola raccontata ai bambini del Monte Amiata, nella Maremma toscana, non molto distante da Siena, richiama direttamente un altro personaggio celebre del ciclo arturiano. Si narra, infatti, che un enorme drago sputafuoco affliggesse i monaci del convento della Selva, vicino Santa Fiora. Per annientarlo fu chiamato un potente stregone che abitava in una grotta: il suo nome era Mago Merlino!  Con l’aiuto di San Giorgio, Merlino sconfisse il drago e al convento tornò la pace.

 

Il confine tra leggenda e realtà

Non sappiamo dove inizia la leggenda e finisce la realtà. Ciò nondimeno, ancora oggi, nel comune di Arcidosso (GR) esiste una grossa spelonca che è chiamata Grotta di Merlino. Oltretutto una fitta simbologia esoterica contraddistingue il Borgo maremmano, rendendolo unico.

Un’ipotesi recente vuole che la storia di San Galgano sia stata esportata in Bretagna e pertanto  riciclata in chiave celtica. Non esistono, infatti, prove certe dell’esistenza di un personaggio chiamato Artù, o di un Re che possa aver ispirato la leggenda. Gli storici propendono per l’ipotesi che il mito arturiano sia un collage di storie giunte in Britannia da altre culture.

E’ stato dunque il cavaliere, santo e ribelle, Galgano Guidotti ad ispirare uno dei più incredibili cicli di leggende che il Mondo conosca?

Nessuno può affermarlo con certezza, ma una cosa è certa: la Spada nella Roccia, l’unica conosciuta, non è in Britannia, ma si trova nella italianissima Toscana.

Samuele Corrente Naso

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