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Campiglia Marittima: il Quadrato del Sator e una possibile simbologia templare

 L’Enigma del Peccatore Matteo

Eppure, a un occhio superficiale, la Pieve San Giovanni, potrebbe apparire persino insignificante, scontata e la sua costruzione solo un mero esercizio architettonico di stampo romanico cistercense. E, ragionevolmente, se ci si ferma soltanto a osservare la scarna facciata e la pianta semplice a croce latina con una sola navata, se non si oltrepassa questo livello visivo, è impresa dura coglierne i meandri profondi del mistero. La prima percezione cognitiva è pertanto l’impronta forte di uno stile tanto caratterizzante quanto sfacciatamente povero: quello pisano dell’XI e XII secolo. Potremmo citare alcune tipiche espressioni di tale corrente artistica presenti nella Pieve San Giovanni, come la copertura a capriate o gli archivolti bicromi, per fare qualche esempio.

 


La Pieve San Giovanni

 La Pieve San Giovanni. L’edificio è costruito con blocchi regolari in pietra calcarea grigia mentre la maggior parte dei fregi e delle decorazioni si presenta su pietra calcarea bianca. La facciata detta “a capanna”, di bozze di alberese squadrate, è piuttosto spoglia se non per il rosone centrale quadrilobato e il portale principale. Quest’ultimo è graziosamente sormontato da un architrave decorato con motivi vegetali e caratterizzato da una lunetta traforata. Un archivolto bicromo delimita la lunetta.

 

 La Pieve dispone di un secondo ingresso in corrispondenza del portale sul lato sinistro. Splendido è l’architrave, sormontato da due leoni e un’aquila, raffigurante Cristo che sconfigge il maligno sotto forma di un enorme cinghiale. Si tratta di una rivisitazione in chiave cristiana della caccia di Meleagro, figlio di re Eneo. L’eroe greco avrebbe combattuto contro la dea Artemide infuriata e nelle sembianze, giustappunto, di un cinghiale devastatore. La fiera sarà uccisa ma anche Meleagro perderà la vita. 

 

 

 L’interno dell’edificio, un’unica navata trapassata dal transetto, appare quasi completamente scevro di decorazioni e sculture, se non per alcune geometriche figure sulla balaustra che cinge il presbiterio.

 

L’apparato simbolico della Pieve San Giovanni a Campiglia Marittima

 Ponendo maggior attenzione, tuttavia, si scopre che assolutamente straordinario è invece l’apparato simbolico in parte celato all’esterno dell’edificio, che svaria dalla più singolare delle sculture alla più arcana incisione muraria. Antichi lasciti di un ingegnoso capomastro, forse, artefice di siffatta clamorosa costruzione.

A tal proposito estremamente degna di nota è un’iscrizione-firma rivelatrice presente sulla facciata della Pieve. Incisa su una lastra (168,5 x 27,5) e posta a circa tre metri di altezza sul paramento murale destro, recita:

             +MCSIII GR D HOC OPPOSUIT PE O FRS DEM ORATE UT EI DIMITTAT CMISSA PECCATA

 

L’iscrizione sulla facciata del Peccatore Matteo. Si noti l’esecuzione mediocre e irregolare dell’epigrafe. Ad un’attenta analisi si possono notare alcune lettere capitali o mistilinee (u) e onciali (e, d, m), tipico del periodo di transizione dalla stilizzazione romanica a quella gotica del XII secolo.

 

La parte della scritta CATOR MATHEUS, sebbene sia situata in un’altra pietra non lontana dalla precedente, fa parte della medesima incisione. L’autore ha chiaramente sbagliato l’impaginazione.

 

Chiaramente la frase deve qui essere completata tenendo conto delle abbreviazioni frequenti nelle incisioni medioevali, segnalate dagli opportuni accenti circonflessi:

 

+MCSIII GRAtia Dei HOC OPus ComPOSUIT PECATOR MATHEUS  O FRatreS DEuM ORATE UT EI DIMITTAT ComMISSA PECCATA

 

La traduzione, illuminante, “Per grazia di Dio questa opera realizzò il peccatore Matteo: fratelli pregate per lui, affinché Dio gli perdoni i peccati commessi”, ben rappresenta le intenzioni dell’autore.

 

L’autore dell’epigrade

Matteo è dunque il nome del capomastro che realizzò la Pieve con sapienza. Ciò nondimeno, non sappiamo perché si definisca pubblicamente “peccatore”, né è stato possibile conoscerne l’identità storica. Non è stata rinvenuta nessun’altra traccia della sua esistenza. Le cronache dell’epoca, pare, non lo citino né lo annoverino tra i mastri artigiani, e nemmeno esistono altre opere ascrivibili al nome di Matteo nel circondario di Campiglia.

In ogni caso, sebbene l’esecuzione stilistica dell’epigrafe sulla facciata risulti, in verità, piuttosto mediocre, è possibile da essa dedurre che il suo autore dovesse essere un uomo colto. La frase è, infatti, estremamente corretta da un punto di vista grammaticale e sintattico. 
 La richiesta finale dell’epigrafe “fratelli pregate per lui, affinché Dio gli perdoni i peccati commessi” potrebbe far supporre che Matteo appartenesse a un ordine religioso di stampo monastico, più che fosse un grande peccatore. Egli palesa la sua unica preoccupazione: di essere accolto in paradiso.

All’inizio dell’incisione è leggibile una data assai dubbia, con buona probabilità quella di ultimazione dei lavori di costruzione della Pieve San Giovanni:

 

MCSIII

 

 Insolito è quantomeno l’uso della S come carattere numerico latino, ma non eccezionale se consideriamo i nuovi “caratteri romani medioevali”, fioriti nei secoli precedenti l’XI. Tuttavia, vero oggetto di dibattito è il valore da attribuirle. La S potrebbe indicare un sei, un sette oppure il numero septuaginta (settanta), facendo variare di non poco la data di ultimazione della Pieve, che oscilla quindi tra il 1109, il 1110 o il 1173. Tuttavia assai più probabile delle altre è quest’ultima ipotesi, sia per il contesto storico in cui l’edificio è inserito sia per la somiglianza stilistica con opere di quel periodo. Citiamo a titolo di esempio la pieve di San Giusto a Suvereto del 1189, che presenta svariate analogie con quella di Campiglia Marittima.

 

Un’ulteriore iscrizione  

 Un’altra iscrizione presente sulla facciata, sul listello del portale principale e incompleta (vedi foto), ci indica forse uno sconosciuto committente della Pieve San Giovanni  (o quantomeno della epigrafe): Ilderico.

 

…. BINIV …. ANNI… Q …. R T … C FEC … I … CIDI LAPID … S Q … S CERNITIS … OC ILD … RIC …  

Qualcuno suggerisce, altrimenti, che l’epigrafe potrebbe essere un memoriale in onore del Conte Ildebrando della Gherardesca, che donò diversi possedimenti di Campiglia Marittima a Pisa nel 1139. Tuttavia non sussistono elementi sufficienti per supportare l’una o l’altra ipotesi.

 

 Particolare della iscrizione sul cornicione del portale principale. Si noti l’esecuzione stilistica, stavolta, molto accurata e ordinata.

 

La Pieve San Giovanni è stata edificata probabilmente nell’anno domini 1173 da un tale mastro Matteo che straordinariamente si definisce “peccatore”. Uomo colto e appartenente a un ordine religioso dell’epoca, chi fosse egli nella realtà resta un mistero.

 

 

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