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Campiglia Marittima: il Quadrato del Sator e una possibile simbologia templare

Alla ricerca della Pieve di San Giovanni di Campiglia Marittima

 

E’ un assolato pomeriggio primaverile. Un turbine ventoso s’insinua, pure con fastidioso frastuono, all’interno della vettura in movimento, prendendosi beffa del finestrino appena calato. La strada per l’amena Campiglia Marittima, nel bel mezzo della Val di Cornia, appare piuttosto sgombra. Dalla base operativa in Maremma, viaggiamo verso la cittadina che fu del Granducato e dei Gherardesca prima ancora. Ci troviamo nell’entroterra toscano, ma non molto lontani dal mare che bagna la riviera e l’arcipelago.

A un tratto la via comincia a inerpicarsi con decisione. Campiglia Marittima si erge, infatti, su un ripido colle, e come deterrente al contagio malarico, e per essere più facilmente difendibile dalla brama espansionistica dei nemici. Considerata l’ultimo avamposto nelle lotte tra pisani, senesi e fiorentini, essa ancora mostra orgogliosa i segni, e l’indelebile memoria storica, delle violente lotte che si protrassero presso le sue mura sino al XVI secolo.

 

Cenni storici

Le origini del borgo di Campiglia Marittima, si perdono nello sforzo, tanto stoico quanto storico, di procedere temporalmente a ritroso. E sebbene presso l’attuale territorio comunale siano noti antichi insediamenti romani ed etruschi, Campillia è attestata con certezza solamente nel 1004, citata per la prima volta in un atto del conte Gherardo II della Gherardesca. Si evince, da tale documento, che il nucleo originale dell’abitato dovesse essere il castello di Monte Calvi, oggi chiamato “Rocca San Silvestro”.

 


 La rocca San Silvestro

La fortificazione, edificata in origine a protezione delle sottostanti miniere di rame e piombo, rimase indipendente sino al 1158, quando passò sotto il diretto controllo di Pisa. Da quel momento l’influenza militare, politica e artistica di tale potente città, segnò in modo marcato il borgo di Campiglia Marittima. Evidentissime sono, infatti, le assonanze stilistiche tra talune costruzioni site a Campiglia e il celeberrimo romanico pisano, nato nei cantieri della Cattedrale di Santa Maria Assunta e poi diffusosi nel resto della Toscana. Ciò nondimeno, di maggior interesse artistico e simbolistico è in particolare un edificio del dodicesimo secolo, la Pieve di San Giovanni, povero nella sua architettura e posto al centro di un luogo antico, dove nulla muta.

 

 La Pieve San Giovanni al cimitero

 

Il cimitero di Campiglia Marittima

Il cimitero di Campiglia Marittima ci accoglie silenzioso e ospitale, mesto nel suo eterno invecchiare. Qui tutto è trascorso, tutto è presente. Un cancello d’ingresso divide la via dei miseri dal sentiero dei beati. E al termine dell’alberato viottolo, ecco stagliarsi imperiosa la Pieve San Giovanni a sovrastare i sepolcri, e posta come a guardia dell’antico camposanto. L’edificio, come fosse lì da prima che il Mondo fosse, s’innalza su un piano volutamente rialzato, da cui si domina la vallata, quella dei vivi beninteso.

Tuttavia parrebbe che quella di San Giovanni non sia la prima pieve edificata a Campiglia Marittima. Diverse attestazioni suggeriscono la presenza di un edificio preesistente dalle scarse annotazioni storiche. L’attuale Pieve, s’ipotizza, sostituì per ragioni di crescita demografica una precedente chiesa battesimale, forse intestata alla vergine Maria e situata nell’odierna frazione di Cafaggio. O forse, in merito alla sua costruzione, si nascondono motivazioni e moventi assai più complessi e legati, chissà, alla misteriosa simbologia che ne contraddistingue i tratti. Perché la Pieve San Giovanni non è solo un edificio di culto, né possiede una mera valenza architettonica, ma clamorosamente rompe i canoni artistici di ordinarietà che ci aspetteremmo nel suo contesto storico.

Ed ecco, pertanto, la presenza arcana e misterica di elementi sorprendenti. Volti scolpiti, scritte enigmatiche, incisioni murali, inquietanti lapidi nobiliari, testimonianze di segreti antichissimi…

 

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