Le incisioni rupestri della Val Camonica

Sin dalla sua comparsa l’Homo sapiens iniziò a incidere sulla roccia importanti testimonianze storiche e simboliche. Esse prendono il nome di incisioni rupestri o petroglifi, e nient’altro sono che graffiti ottenuti attraverso l’utilizzo di strumenti appuntiti. Gli archeologi hanno rinvenuto incisioni rupestri in differenti luoghi del mondo e prevalentemente in prossimità di laghi o fiumi, dove si insediavano i nuclei di primitive comunità. Quest’ultime erano di tipo sostanzialmente totemico e vivevano di caccia e pesca. Sebbene l’Homo sapiens fosse soltanto all’inizio del suo sviluppo, non si deve incorrere nell’errore di banalizzarne le conoscenze o le particolari interpretazioni del mondo. Le incisioni rupestri mostrano invece un vasto e articolato corpus di rappresentazioni simboliche, verosimilmente connesse a culti sacri e riti ancestrali.

In Italia la maggior parte dei siti in cui sono state rinvenute incisioni rupestri si trovano sull’arco alpino e sugli Appennini. Tra queste particolare rilevanza rivestono quelle della Val Camonica in Lombardia. La Val Camonica presenta oltre 300.000 figure incise e rappresenta una vera e propria miniera di petroglifi. La così grande concentrazione di incisioni nell’area è dovuta alla particolare conformazione della roccia, un’arenaria levigata da antichi ghiacciai. Alcune raffigurazioni risalgono addirittura al Paleolitico, altre al Neolitico. Tuttavia, la quasi totalità dell’arte rupestre della zona risale all’età del ferro.

Il Parco archeologico di Luine, Darfo Boario

Straordinario manifesto dell’arte rupestre nella Val Camonica è il parco archeologico comunale di Luine, a Darfo Boario Terme. Qui si rinviene un vero e proprio compendio di petroglifi, in una successione storica senza eguali. A Darfo Boario, infatti, si trovano certamente le incisioni più antiche di tutta la vallata; parimenti sono state rinvenute anche le più recenti, le quali raccontano di un passato di popoli in perenne affaccendamento.  Numerose le raffigurazioni di armi, scudi, cavalieri armati e scene di caccia. E’ pressoché certo, inoltre, che il promontorio di Luine fosse nell’antichità una sorta di santuario, presso il quale i petroglifi erano la rappresentazione di particolarissimi riti, o la rievocazione di miti antichi.

Le prime incisioni rupestri ivi attestate sono rappresentazioni di animali, testimonianze dell’importanza della caccia per gli uomini dell’Epipaleolitico. I numerosi petroglifi di  simboli solari e figure antropomorfe appartengono invece al Neolitico. Le raffigurazioni di armi libere dell’Età del Bronzo e le affascinanti simbologie dell’Età del ferro completano l’incredibile linea temporale che connette il parco di Luine alla preistoria. Gli ultimi arrivati nella valle dovettero essere i Camuni, i cui lasciti eccezionali sono ancora oggi oggetto di enorme ammirazione.

 

Figure di guerrieri: roccia 46 del parco archeologico di Luine, immagine digitalizzata.

 

 

I Camuni

Tra gli autori, in Val Camonica, della particolare tipologia di arte grafitica rupestre vi furono senza dubbio i Camuni. La moderna storiografia fa risalire i Camuni a circa 1000 anni a.C. e ne identifica le origini all’odierna area della Liguria. Tale popolazione doveva essere pertanto, in origine, costituita da tribù nomadi che si stanziarono nell’area della Val Camonica e vi rimasero almeno sino al I secolo d.C.. Gli storici Strabone e Plinio ne attestano infatti la presenza sino all’assoggettamento da parte dei Romani. I Camuni furono certamente un popolo di grandi cacciatori e altrettanto fenomenali artisti. Le incisioni rupestri ad essi attribuite testimoniano di un popolo di guerrieri valorosi e dalle raffinate conoscenze simboliche.

Le raffigurazioni camune sono sovente tra loro interconnesse, in quanto schematizzazioni di riti religiosi o scene di caccia o di lotta. Ogni figura è assimilabile ad un ideogramma, il quale poteva assumere una funzione apotropaica o propiziatoria. È possibile che tali incisioni rupestri potessero essere prodotte durante specifici riti di tipo sacrale o laico.  Frequente è la rappresentazione del dio Cernunnos, la divinità della caccia e dei boschi. Si trattava di un’imponente figura umana con in capo corna di cervo; esso simboleggiava la fecondità della natura e la potenza sessuale. Quest’ultimo aspetto è marcato dal fatto che il dio-cervo era sovente raffigurato con in mano un serpente.

 

Il dio Cerunnos a Capo di Ponte, Val Camonica. Photo by Luca Giarelli – Own work, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=4879965

 

La Rosa Camuna

Tra i numerosi lasciti che il popolo dei Camuni ci ha tramandato il più famoso è certamente quello della Rosa Camuna. La sua simbologia risale all’età del ferro,  e appare più recente rispetto agli altri petroglifi rinvenuti in Val Camonica. A ciò è necessario aggiungere che la Rosa Camuna sia altresì l’incisione più frequente nella zona, essendo stata rinvenuta ben 92 volte.

 

rosa camuna
Una Rosa Camuna quadrilobata: roccia 101 del parco archeologico di Luine, immagine digitalizzata.

Geometria della Rosa Camuna

Graficamente, essa è composta da una linea continua che si slarga in quattro bracci. All’interno, nelle estremità dei bracci e tra di essi, sono situate inoltre 9 coppelle. Quest’ultime sono delle concavità scavate nella roccia il cui significato è ancora da chiarire. Tuttavia, la raffigurazione della Rosa Camuna e delle coppelle fa sospettare che tale simbologia potesse essere connessa a un rito di tipo propiziatorio e sacrale. È probabile, infatti, che le coppelle venissero utilizzate per contenere le offerte votive.

La Rosa Camuna è stata sostanzialmente rinvenuta in tre differenti tipologie figurative. Essa si ritrova in forma quadrilobata simmetrica (attualmente simbolo della Regione Lombardia), a svastica e a svastica asimmetrica. Tali configurazioni geometriche suggeriscono che il rituale propiziatorio, connesso alla presenza delle coppelle, potesse essere in qualche modo legato al culto del sole. In effetti, la figura della Rosa Camuna sembra ricalcare proprio una rappresentazione del movimento di tale astro nel cielo, nel corso della giornata o delle stagioni.

 

Una Rosa Camuna a forma di svastica: roccia 30 del parco archeologico di Luine, immagine digitalizzata.

 

In definitiva, è facilmente ipotizzabile che i Camuni officiassero un rito propiziatorio per la fertilità della terra o, più in generale, un rito delle acque. Tale culto, analogamente a molti altri popoli contemporanei della penisola italica, potrebbe essere connesso alla venerazione della dea Madre Terra.