Un viaggio nell’affascinante storia di Brescia

La città di Brescia, posta come una sentinella ai piedi delle Alpi Camoniche, ho origini nebulose che si perdono in tempi lontani. Una leggenda narra di Cidno, fiero re dei Liguri, che avrebbe fondato la città presso un colle, chiamato oggi giustappunto Cidneo. Ciò nondimeno, la paternità ligure di Brescia non è affatto scontata, in quanto fonti storiografiche contrastanti ne attribuiscono la fondazione agli Etruschi. Certa è, invece, l’invasione gallica dei Cenomani del IV secolo a. C., i quali furono de facto i primi veri promotori dello sviluppo dell’area rurale compresa intorno al fiume Adige. Allo scoppiare delle guerre puniche  i Cenomani si allearono dapprima con i Cartaginesi, mentre Annibale traversava le Alpi al comando di un esercito clamoroso, tra le cui fila spiccavano 37 elefanti! Il connubio tra Cartaginesi e Galli non dovette durare a lungo: qualche anno più tardi si ha menzione di un’alleanza tra questi ultimi e i Romani.

 

Età romana

Brescia passò sotto l’egida dell’Aquila in veste formale di alleata, e divenne ben presto civitas. Importante centro religioso dell’epoca, la città vantava almeno tre importanti templi, di cui uno sopravvive (in parte) ancora oggi, il Tempio Capitolino.  Inoltre,  la vita dei cittadini in epoca romana doveva essere brulicante e feconda. Ne sono testimonianza storica i teatri, le terme, gli acquedotti e il foro che animavano l’antica Brixia.  

 

brescia
Brescia: l’area del foro romano e del Capitolium

 

Un’interessante ricostruzione della Brixia romana

 

Così come le architetture civili, di cui si possono osservare fieramente, presso il Museo di Santa Giulia, veri e propri capolavori di mosaici:

 

 

 

 

Si notino i simbolismi del Nodo di Salomone, della svastica e della Scacchiera!

 

Di fondamentale importanza è proprio l’area dell’antico foro, opera voluta dall’Imperatore Vespasiano (73 d.C). Qui, infatti, sorgono i resti dello splendido tempio capitolino, il cui frontone recitava:

IMP. CAESAR.VESPASIANUS.AUGUSTUS. / PONT. MAX. TR. POTEST. IIII. EMP. X. P. P. CAS. IIII / CENSOR.

 

Il Tempio Capitolino, a tre celle, ospitava gli altari dedicati alle divinità Minerva, Giove e Giunone. L’alto timpano, che si ergeva su sei colonne di ordine corinzio, doveva essere ornato da statue monumentali. 

Lateralmente alla piazza del foro è situato ciò che resta di uno splendido teatro, con la caratteristica architettura dell’epoca. 

 

 

Il teatro romano

 

 

I reperti di età romana

L’area del foro, durante il Medioevo, finì per essere seppellita da uno smottamento del colle Cidneo e, incredibilmente, quasi dimenticata. Paradossalmente, ciò ne consentì la conservazione; così, quando nella terza decade dell’Ottocento alcuni scavi comunali riportarono alla luce i tesori dell’antica Brixia, i bresciani si ritrovarono con un inaspettato e glorioso patrimonio artistico. Il Capitolium non fu l’unica sorpresa: a ridosso del colle furono rinvenute delle pregevoli teste bronzee e la famosissima Vittoria Alata.

 

Le teste bronzee erano probabilmente ritratti di imperatori, Museo di Santa Giulia.

 

Una riproduzione della Vittoria Alata presso il Museo di Santa Giulia: l’originale è in fase di restauro all’Opificio delle Pietre Dure di Firenze.

 

La Vittoria Alata, magnifica scultura bronzea, risale al 250 a. C., allorchè uno scultore greco di Rodi o Alessandria le donò le fattezze gentili che è possibile ammirare. Tuttavia, in origine, essa non possedeva le ali: le furono aggiunte soltanto dopo il 69 d.C., quando la statua fu acquisita dall’Imperatore Augusto e fatta rimodellare da Vespasiano per celebrare le sue vittorie militari. La Vittoria, infatti, era immagine della dea Afrodite, la quale reggeva tra le mani uno specchio ovale. 

 

Età barbarica

A partire dal 402 Brescia fu travolta dalle orde barbariche che iniziavano a spingersi sin oltre la Gallia Cisalpina. In ordine temporale: i Visigoti (Alarico), gli Unni (Attila), gli Eruli (Odoacre), i quali contribuirono ai tumulti italici di quel periodo storico ricco di capovolgimenti, che ebbe atto principe nella caduta dell’Impero Romano d’Occidente. Nel 493 sopraggiunse l’ostrogoto Teodorico, il quale fece di Brescia uno dei principali centri militari e abitativi.

 

Età bizantina e longobarda

La città passò ai bizantini in seguito alla guerra greco-gotica (562), ma si trattò di un breve interregno di appena sei anni. Nel 568  Brescia già capitolava contro i Longobardi, divenendone in seguito un importante ducato. Qui nacquero alcuni dei più importanti sovrani Longobardi: Rotari e Desiderio, il quale fondò straordinari monasteri Benedettini, tra i quali il complesso di San Salvatore.

 

San Salvatore, Museo di Santa Giulia

 

 

 

 

Particolare di un capitello nella Cripta di San Salvatore

 

 

Come la Vittoria Alata è il simbolo della Brescia romana, così anche l’epoca longobarda ha il suo iconico manufatto. Esso è rappresentato dalla Croce di Desiderio, una croce astile in legno, ornata di circa duecento gemme preziose, cammei e vetri colorati. L’opera, appartenuta all’imperatore Desiderio, è custodita presso il Museo di Santa Giulia. Essa è universalmente riconosciuta come il più pregevole e raffinato manufatto di epoca longobarda.

 

 

Tra le raffigurazioni nei cammei della Croce di Desiderio spicca quella di una donna e dei suoi figli, tradizionalmente riconosciuta come l’imperatrice Galla Placidia.

 

 

La battaglia di Legnano e il periodo medioevale

Nel 774 Carlo Magno conquistò Brescia, eleggendola a Contea del Sacro Romano Impero. Gradualmente la città vide l’ascesa del libero comune, il quale si poneva in contrapposizione al potere temporale del vescovo. In tale periodo storico non mancarono importanti scontri militari con i comuni limitrofi: Cremona, Lodi, Pavia, Bergamo. Brescia fu vittoriosa per ben due volte contro gli storici rivali di Bergamo : nella battaglie delle Grumore (1156) e della Malamorte (1191). Gli eserciti della città parteciparono alla famosa battaglia di Legnano, combattuta dalla Lega Lombarda contro le truppe di Federico Barbarossa. Le città della Lega Lombarda (in numero di 30), si erano fuse in una coalizione per contrastare la discesa dell’imperatore del Sacro Romano Impero. L’alleanza fu sancita presso l’Abbazia di Pontida (1167) e i vessilli cittadini, tra cui  spiccava la milanese croce crossa su sfondo bianco, furono issate su un grande carro a quattro ruote: il Carroccio.  Federico Barbarossa mirava a restaurare l’influenza sull’Italia del Nord. Tuttavia, dopo sporadici scontri, la battaglia di Legnano ne sancì una sonora sconfitta, culminata con i trattati della pace di Costanza (1183).

A proposito della battaglia di Legnano, spicca il racconto leggendario (Galvanus de la Flamma,  XIII secolo) di come un condottiero eroico, Alberto da Giussano, avesse difeso il Carroccio strenuamente.  Egli sarebbe stato al comando di una unità militare di cavalieri, chiamata compagnia della morte poiché aveva giurato di difendere le effigi cittadine sino alla fine. Ciò nondimeno, alcuni studi hanno chiaramente mostrato che si tratti non più di una leggenda [1].

 

Il Duomo Vecchio di Brescia risale all’inizio del X secolo. L’edificio colpisce per la sua particolare architettura circolare.

 

In epoca tardo-barocca il Duomo vecchio fu affiancato dalla Cattedrale di Santa Maria Assunta, o Duomo Nuovo.

 

Il Duomo Vecchio e il Duomo Nuovo.

 

Dalla fine del Medioevo ad oggi

Nel tredicesimo secolo Brescia fu animata dalla ferrea contrapposizione tra Guelfi e Ghibellini. Quando una delle famiglie ghibelline più influenti fu espulsa dalla città (i Maggi), quest’ultima fu assediata dagli eserciti di Cangrande della Scala e Matteo Visconti. Il veronese Cangrande riuscì ad espugnare Brescia; non appena la famiglia Maggi rientrò dall’esilio, comandò la costruzione di un castello sul monte Cidneo. Tale struttura è oggi conosciuta con il semplice nome di “Castello di Brescia”. 

 

Il Castello di Brescia

 

  La città fu in seguito ceduta ai Visconti di Milano e dal 1426 alla Serenissima Repubblica di Venezia. Il dominio dei veneti perdurò sino al sopraggiungere delle truppe Napoleoniche. In seguito alla Risorgimento, Brescia entrò a far parte del Regno Lombardo-Veneto, fantoccio dell’impero Austriaco.  Ivi si distinse per i moti risorgimentali antiaustriaci del 1949. La città fu inseguito inglobata nel nascente Regno d’Italia.

 

L’incidente di San Nazaro

Nei pressi dell’odierna Piazza della Repubblica, un tempo sorgeva una delle porte d’ingresso della città: Porta di San Nazaro. Qui si ergeva una torre difensiva piuttosto imponente. Nell’anno del Signore 1769, quando Brescia era governata dai Dogi di Venezia, gran parte dei cittadini ignorava che all’interno della torre fosse conservata un’inusitata quantità di polvere da sparo (si dice 800 quintali). Giacché, al sopraggiungere di una tempesta, nessuno se ne curò più di tanto, se non per lo scrosciare della pioggia e il minaccioso riverbero dei tuoni. Tuttavia, nel bel mezzo delle detonazioni temporalesche, se ne avvertì una assai più assordante: un fulmine aveva colpito la Torre di san Nazaro. L’esplosione che ne seguì fu così devastante da spazzare in pochi secondo un settimo della città e circa 500 persone.

 

Samuele Corrente Naso

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

NOTE

[1] Paolo Grillo, Legnano 1176. Una battaglia per la libertà.