La sorprendente Cagliari romana e paleocristiana

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Un’isola antichissima, considerata da alcuni l’Atlantide decantata da Platone nei dialoghi Crizia e Timeo: ci troviamo in Sardegna, e più precisamente nel suo capoluogo, Cagliari!

 

Origine della città e del suo nome: Karalis

Secondo una leggenda, narrata dallo scrittore Gaio Giulio Solino, la città di Karalis fu fondata nientemeno che dall’eroe greco Aristeo. Il mito afferma che egli fosse il figlio del dio Apollo e della ninfa Cirene, arrivato nelle coste sarde dalla Beozia [1].

Oggigiorno, la denominazione Karalis è tuttavia oggetto di vari dibattiti da parte degli studiosi.  Una delle ipotesi, avanzata dallo studioso Massimo Pittau, si basa sulla derivazione del termine dal protosardo caraìli, che significa “macigno, roccia, rupe”. Il riferimento filologico potrebbe essere connesso alla collina rocciosa su cui è collocato lo storico quartiere di Castello. Un’altra teoria, invece, propende verso la derivazione dal protosardo cacarallái, “crisantemo selvatico”.

 

Cagliari oggi

 

Dal Neolitico alla Cagliari romana

Pare che alcuni uomini abitassero l’area in cui sorge l’attuale Cagliari sin dal neolitico antico (6000-4000 a.C). Vari ritrovamenti archeologici sembrerebbero comprovare questa tesi, come resti di capanne, tracce di ossidiana o manufatti. Nell’VIII secolo i Fenici iniziarono a frequentare le coste cagliaritane, stanziandosi all’imboccatura dello Stagno di Santa Gilla. Tre secoli più tardi sopraggiunsero i Cartaginesi, trasformando Krly (Cagliari in lingua fenicia) in un importante centro urbano. La necropoli di Tuvixeddu costituisce l’emblema della grandiosità a cui era assurta la città durante questo periodo. Essa rappresenta quella che gli studiosi hanno riconosciuto come la più grande necropoli punica dell’intero bacino mediterraneo. Tale era l’importanza del centro isolano, che i Cartaginesi edificarono diversi templi. Tra questi, quello costruito in onore della divinità Astarte.

All’arrivo dei Romani l’unica città che possedesse un’importante rilevanza strategica in Sardegna era Nora. Di fondazione fenicia, essa era stata scelta inizialmente come capitale della provincia romana di Sardegna e di Corsica, ben prima che tale ruolo spettasse a Cagliari. Solo nel 238 a.C., infatti, i Romani avevano preso il controllo di quest’ultima, in seguito alla vittoria nella Prima Guerra Punica. I nuovi dominatori eressero un ulteriore centro urbano, il vicus munitus Caralis, situato ad est dell’antecedente città. I due agglomerati furono successivamente fusi insieme (II secolo a.C.), dando origine alla città di Carales. Questa divenne Municipium  allorché Giulio Cesare volle omaggiare i cittadini per il loro sostegno nella guerra contro Pompeo, che lo vide vincitore. Da quel momento, Cagliari costituì il centro più importante del Mediterraneo occidentale, attraverso la realizzazione di collegamenti stradali con le maggiori città dell’isola, tra cui Turris Libisonis (l’attuale Porto Torres).

 

L’Anfiteatro Romano

La dominazione romana ha donato all’isola numerose eredità artistiche. Tra queste l’Anfiteatro Romano. Esso testimonia che la vita dei cittadini di Carales non dovesse essere tanto diversa da quella degli abitanti dell’Urbs per eccellenza, Roma. Edificato tra il I e il II secolo d.C., l’edificio si distingue dalle analoghe costruzioni per alcune particolarità strutturali. L’anfiteatro, infatti, è per metà scavato direttamente nella roccia, mentre la restante parte, andata perduta, fu realizzata de novo in calcare bianco. Di dimensioni imponenti, l’edificio poteva ospitare sino a 10.000 spettatori, i quali potevano assistere a lotte tra uomini e belve feroci (venationes), all’esecuzione di sentenze capitali e persino a lotte tra gladiatori (munera).

 

L'anfiteatro di Cagliari
L’anfiteatro di Cagliari

 

L'anfiteatro di Cagliari

 

Il monumento si articolava su tre ordini, destinati a diversi ranghi della società. Il podium, sito in prossimità della Scenae frons (ovvero lo spazio dove si teneva la rappresentazione), ospitava i personaggi di spicco, mentre i cittadini liberi occupavano i posti situati nell‘ima, media, summa cavea, a seconda del rango di appartenenza. Infine, donne e schiavi erano relegati all’ultima gradinata coperta. Lungo i corridoi intorno all’arena vi erano invece le gabbie da dove uscivano le fiere (principalmente leoni).  Oggi, purtroppo, solo una parte del monumento è visitabile, ma la sua originaria magnificenza è comunque ancora ben visibile.

Cagliari paleocristiana: la basilica di San Saturnino

Proseguendo il nostro tour per Cagliari, ci imbattiamo in una delle chiese più antiche della città: la Basilica di San Saturnino. Essa costituisce uno dei più importanti complessi paleocristiani di tutta la Sardegna!

L’edificio religioso risalente ai secoli V-VI d.C., sorse probabilmente nel luogo in cui, nel 304, fu martirizzato il giovane cagliaritano Saturnino. Secondo la Passio Sancti Saturni [2], egli era devoto fedele di Cristo e preferì la morte piuttosto che adorare Giove e altre divinità pagane.

Della struttura originale, a croce greca con cupola emisferica, oggi rimangono solo una parte dell’abside e il braccio orientale. La facciata occidentale, ormai parzialmente distrutta, è il primo elemento architettonico che i visitatori possono osservare all’arrivo nella Basilica. Probabilmente, essa era originariamente suddivisa in tre arcate, sormontate da archi a tutto sesto, e al cui interno si aprivano i portali d’ingresso.

 

La basilica di San Saturnino

 

All’interno di San Saturnino, I bracci della pianta a croce greca si componevano ciascuno di tre navate.  Quello orientale era chiuso da un’abside ed impreziosito lateralmente da archetti pensili. La navata centrale, invece, era sormontata da una volta a botte; infine, le navate laterali, costituite ciascuna da due campate, presentano volte a crociera.

 

Interni

 

 

 

Nel tempo, vari rifacimenti conferirono alla chiesa un aspetto diverso, testimoniando le grandi influenze di tipo romanico provenzale dell’epoca. Tali modificazioni sono attribuibili ai restauri effettuati dai monaci Vittorini (benedettini dell’Abbazia di San Vittore di Marsiglia). Successivamente, giacché la basilica era abbandonata, i cittadini di Cagliari presero a riutilizzarne alcune delle sue componenti edilizie. Essi reimpiegarono il materiale da costruzione per l’edificazione del Castello di San Michele (XV secolo) e per la ristrutturazione barocca della Cattedrale di Santa Maria. Solo in seguito alla Seconda Guerra Mondiale San Saturnino fu soggetta ad alcuni restauri, che continuano ancora oggi.

 

Esterni della basilica

 

 

Daniela Campus

 

 

 NOTE

[1] Gaio Giulio Solino, De Mirabilus Mundi (capitolo IV). [2] Un manoscritto medievale che attesta la vicenda del santo