Luoghi e personaggi storici di Ravenna

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Cenni storici.

La città di Ravenna vanta origini molto antiche. Sin dai primi insediamenti etruschi e umbri, in quel lembo di Romagna si andò costituendo un insediamento marittimo di nevralgica importanza. I Romani, e il primo imperatore Ottaviano, ne fecero il porto principale dell’alto Adriatico. Il porto di Classe, infatti, poteva ospitare fino a 250 triremi e 10.000 marinai [1].

 

Ravenna tre volte capitale

La gloria di Ravenna crebbe durante i secoli, al pari della sua egemonia commerciale, sino a divenire capitale dell’Impero romano d’Occidente nel 402. In quell’anno, infatti, l’imperatore Onorio si trasferiva in Romagna da Milano, resa ormai insicura dalle incursioni barbariche dei Visigoti di Alarico. Ravenna, tuttavia, fu testimone della fine dello stesso Impero, allorché Odoacre deponeva l’ultimo imperatore Romolo Augusto.

Nel 493 il re dei Goti Teodorico conquistava la città dopo un lungo assedio, dando vita ad una nuova stagione politica e artistica. Nuovamente riconquistata da Giustiniano I dell’Impero d’Oriente, Ravenna era ancora capitale, ma questa volta dell’Esarcato bizantino. Soltanto nel 751 il sopraggiungere dei Longobardi spezzava l’egemonia politica del centro romagnolo, che perdurava da circa 350 anni. 

 

Ravenna, Mausoleo di Galla Placidia

 

Dal medioevo ai nostri giorni

Nel medioevo la città fu governata dapprima da arcivescovi e quindi dalle famiglie nobiliari della città, che ne fecero una signoria comunale. Durante questi anni, nel 1321, a Ravenna moriva esiliato il poeta fiorentino Dante Alighieri a causa della malaria. La signoria ravennate perdurò sino al 1441, quando la città divenne parte della Serenissima Repubblica di Venezia. Dal 1509 la città passò sotto il controllo dello Stato Pontificio e vi rimase di fatto sino al 1859, quando fu annessa al regno di Sardegna e subito dopo al nascente Regno d’Italia. 

 

Personaggi e monumenti storici di Ravenna.

In poche altre città come a Ravenna esiste un’identificazione tanto ferrea tra i personaggi che ne hanno fatto la storia e i luoghi ad essi collegati. Che si tratti di gloriosi imperatori, come Teodorico, Galla Placidia o il sommo poeta Dante Alighieri, nella città romagnola è possibile letteralmente camminare nella storia, seguendo le orme degli uomini che l’hanno plasmata. 

 

L’imperatrice Galla Placidia

Galla Placidia fu Imperatrice di Roma e, in quanto donna, si tratta di un evento più unico che raro nel corso della storia. La sua vicenda personale s’inserisce in un periodo di forti turbolenze dell’Impero e lungo il perpetrarsi delle feroci invasioni barbariche del quarto e quinto secolo. Galla Placidia era figlia dell’Imperatore Teodosio I, alla morte del quale (395) l’Impero Romano si scisse in due: una parte orientale governata da Arcadio e una occidentale sotto Onorio. L’incertezza seguente alla divisione territoriale favorì la discesa in Italia dei Visigoti di Alarico (404) che culminò col famoso sacco di Roma del 410. In questa occasione Galla Placidia fu rapita e portata come ostaggio presso Alarico, dove rimase diversi anni.

In seguito alla morte dello stesso Alarico presso Cosenza, il successore Ataulfo decise di sposare Galla per ottenere un riconoscimento dei diritti dei Visigoti presso l’Imperatore. Fu così che la figlia di Teodosio si ritrovò nella bizzarra situazione di essere principessa dei Visigoti. Tuttavia, dopo pochissimo tempo Ataulfo fu ucciso in una congiura e la stessa Galla Placidia fu umiliata, essendo costretta a camminare a piedi nudi per venti chilometri. Dopo sei anni di prigionia il generale Flavio Costanzo finalmente la liberò, divenendo da lì a poco (421) co-imperatore dell’Impero insieme ad Onorio. A Ravenna Costanzo la prese in sposa, nonostante le rimostranze della stessa Galla, la quale non ne gradiva l’aspetto esteriore [2].

Vedova per la seconda volta, fu esiliata alla morte del marito presso Costantinopoli. In seguito alla dipartita di Onorio, e a varie vicissitudini, Galla Placidia salì al trono dell’Impero Romano d’Occidente, carica che ricoprì fino alla sua morte (450). 

 

Il Mausoleo di Galla Placidia e il mistero della sepoltura

Secondo la tradizione di Ravenna, le spoglie dell’Imperatrice Galla Placidia riposano all’interno dello splendido Mausoleo, che fu fatto costruire da lei stessa mentre era in vita. Ciò nondimeno, ella morì a Roma e con ogni probabilità i cristiani la seppellirono all’interno della Basilica di San Pietro. Ad avvalorare questa tesi è il ritrovamento del 1458 di un sontuoso sarcofago marmoreo, contenente il corpo di una donna e di un bambino, presso una delle cappella laterali. Entrambe i corpi dovevano appartenere ad una stirpe imperiale, poiché erano avvolti da tessuti con fibre in oro. E’ possibile, pertanto, che si trattasse di Galla Placidia e di suo figlio Teodosio. 

Una curiosa leggenda, invece, sostiene che il corpo imbalsamato di Galla sia stato effettivamente trasposto all’interno dell’omonimo mausoleo ravennate. Tuttavia, un maldestro visitatore del sedicesimo secolo avrebbe causato un incendio, cancellando per sempre i resti dell’Imperatrice. 

 

 Il Mausoleo di Galla Placidia a Ravenna
Il Mausoleo di Galla Placidia a pianta greca

 

Particolare dei mosaici della volta interna

 

Uno dei tre sarcofagi che, secondo la tradizione, Galla Placidia fece costruire per Onorio, Costanzo III e per se stessa.

 

Il mosaico di San Lorenzo.

 

Il Buon Pastore

 

La chiesa di San Giovanni Evangelista

Durante il viaggio di esilio per raggiungere Costantinopoli, l’imbarcazione sulla quale viaggiava Galla Placidia fu vittima di un violento naufragio. L’Imperatrice, fervente sostenitrice dell’ortodossia cattolica, affidò le sue preghiere a San Giovanni Evangelista, facendo voto di dedicargli una chiesa nel caso si fosse salvata. Per tale ragione, uno degli edifici di culto più importanti di Ravenna è oggi proprio la chiesa di San Giovanni Evangelista.  

 

ravenna
La chiesa di San Giovanni Evangelista

 

Il portale d’ingresso

 

L’interno

 

 

Decorazioni

 

Decorazioni a mosaico; si noti i bellissimi esemplari di Nodo di Salomone.

 

 

Mosaici presso la chiesa di San Giovanni Evangelista, Ravenna
Mosaici presso la chiesa di San Giovanni Evangelista

 

Un… unicorno?

 

Odoacre

Scarsissime sono le notizie riguardanti la vita di Odoacre, in particolare sulla sua origine. E’ possibile che fosse figlio di un militare di alto rango, al seguito dell’unno Attila. In gioventù si arruolò nell’esercito Imperiale di Roma, ma dopo poco tempo si trovò a capo della rivolta che depose a Ravenna Romolo Augustolo. E’ questo l’evento ricordato dagli storici come la caduta dell’Impero Romano d’Occidente (476). Odoacre, re degli Eruli, era ariano; ciononostante non interferì mai con la libertà di culto di alcuno, in particolare con la fede cattolica. 

Il battistero Neoniano

Il battistero Neoniano di Ravenna fu fatto costruire dal vescovo Orso in contrapposizione proprio alla dottrina dell’arianesimo, considerata eretica [3] e dilagante in quel periodo. La struttura continuò ad asservire alla sua funzione durante i governi ariani di Odoacre e successivamente di Teodorico. 

 

Il battistero Neoniano

 

L’interno del Battistero

 

 

Teodorico 

Teodorico il Grande fu re amato e temuto degli Ostrogoti. Nel 489, a capo di 100.000 uomini, varcò le Alpi e si diresse verso Ravenna, dove regnava Odoacre. Dopo 5 anni di violenti scontri contro gli Eruli, fece uccidere il suo avversario a tradimento, nel bel mezzo di un banchetto che avrebbe invece dovuto sancire una tregua. A queste vicissitudini seguirono circa trent’anni di pace, durante i quali Ravenna accrebbe il suo patrimonio artistico e la fama in tutto il Mondo.

Teodorico comandò imponenti opere pubbliche di bonifica e l’edificazione di alcuni tra i più importanti monumenti della città, tra cui l’omonimo Palazzo e il Mausoleo. Teodorico rispettò per gran parte della vita, così come Odoacre, la libertà di culto nei suoi possedimenti, sebbene di fede ariana. Tuttavia, negli ultimi anni, una disputa di natura politica e religiosa con l’imperatore Giustino I lo portò a imprigionare e lasciare morire di fame il papa cattolico Giovanni I. Temendo una congiura, Teodorico fece giustiziare alcuni tra i suoi più fidati consiglieri, tra cui il filosofo Severino Boezio. Leggenda vuole che lo stesso Boezio gli sia apparso come fantasma nell’ora della morte. 

 

Il Mausoleo di Teodorico

Diverse sono le leggende che riguardano la morte di Teodorico. La più famosa è il racconto della cerva dalle corna d’oro. Pare, infatti, che qualcuno avesse avvistato il mitico animale all’interno di un bosco. Teodorico, appresa la notizia, si mise personalmente sulle sue tracce, armato di arco. Tuttavia, il cavallo del re prese a correre all’impazzata, sino a superare lo Stretto di Messina con un balzo e gettare il sovrano nella bocca dell’Etna. Era forse questa la spiegazione che gli antichi si davano sul fatto che il corpo di Teodorico non si trovi più all’interno del Mausoleo. E’ possibile, infatti, che la sepoltura sia stata negli anni depredata. 

Non dissimile, ma storicamente accertata, è la sorte della corazza di Teodorico, uno straordinario reperto in oro rinvenuto nel 1854 non lontano dal Mausoleo. Sfortunatamente, infatti, negli anni ’20 qualche malintenzionato la trafugò dal Museo Nazionale di Ravenna, da allora risulta dispersa. 

 

Il Mausoleo di Teodorico. A pianta ottagonale, la copertura è composta di un solo e pesantissimo monolita in pietra; la tecnica che ne ha permesso la collocazione è ancora un mistero. Si ipotizza che l’area attorno al Mausoleo possa essere stata allagata, così da permettere il sollevamento del blocco attraverso delle zattere galleggianti.

 

Il Palazzo di Teodorico

Il palazzo di Teodorico, di cui oggi resta solo la facciata, ha in realtà una dubbia attribuzione. E’ possibile che fosse effettivamente la residenza del re, ma pure che si tratti di una porzione della perduta Chiesa di San Salvatore. 

 

Il cosiddetto Palazzo di Teodorico

 

La Basilica di Sant’Apollinare Nuovo

L’edificio fu fatto erigere dal re Teodorico come chiesa adibita al culto ariano nel 505. La Basilica di Sant’Apollinare Nuovo era l’edificio religioso ad uso privato della corte del sovrano, e solo nel 540 Giustiniano la convertì al culto cattolico. 

La Basilica di Sant’Apollinare Nuovo

 

 

Giustiniano

Giustiniano il Grande fu imperatore bizantino dal 527 sino alla sua morte. Attraverso una serie di gloriose vittorie militari riuscì a riconquistare parte del perduto Impero romano d’Occidente. Instaurato l’Esarcato bizantino in Italia, vi pose Ravenna come capitale. Giustiniano è ricordato come uno dei più grandi sovrani alto-medioevali e le sue gesta sono ricordate all’interno degli splendidi mosaici della Basilica di San Vitale.

 

Il mosaico di Giustiniano nella Basilica di San Vitale

 

L’imperatore Giustiniano il Grande

 

La Basilica di San Vitale

La Basilica di San Vitale è uno dei più importanti e famosi edifici di culto di epoca bizantina e paleocristiana. La costruzione fu voluta dal vescovo Ecclesio in seguito alla morte di Teodorico, ma fu completata quando Ravenna era già sotto il dominio dell’imperatore Giustiniano. L’edificio è famoso per l’esemplare architettura romana e per i famosi mosaici conservati al suo interno, che rappresentano dei capolavori unici al Mondo. 

 

La Basilica di San Vitale

 

Interni della Basilica

 

 

 

 

 

Il famoso labirinto pavimentale della Basilica di San Vitale, che richiama nella forma quello della Cattedrale di Chartres o di Lucca.

 

Il mosaico di Giustiniano nella Basilica di San Vitale

 

L’imperatrice Teodora

 

Simbolismi su mosaici pavimentali

 

Un’acquasantiera

 

Sarcofago scultorio. Sembrerebbe richiamare la visita dei Magi a Betlemme.

 

Mosaici pavimentali. In bella vista qualche Nodo di Salomone.

 

Il frammento di un  mosaico pavimentale che sembra richiamare un motivo a svastiche La svastica era un antico simbolo religioso propiziatorio, probabilmente connesso al moto del sole.

 

Museo Nazionale di Ravenna, uno splendido Nodo di Salomone intrecciato

 

Altro Nodo di Salomone presso il Museo Nazionale di Ravenna

Dante Alighieri

Del sommo poeta Dante Alighieri molto è stato scritto e molto ancora si scriverà, delle sue origini fiorentine (nacque nel 1265) e del lungo peregrinare per le più importanti corti dell’epoca. La città di Ravenna è anch’essa indissolubilmente legata all’autore della Commedia, poiché qui riposano le sue spoglie mortali. Nel 1301 Dante si trovava a Roma quando Carlo di Valois mise a ferro e fuoco Firenze a causa di una rivolta. Il poeta stesso fu bandito dalla sua città e da quel giorno, di fatto, non riuscì più a ritornarvi. Dante Alighieri, esiliato, si trasferì a Verona e negli ultimi anni a Ravenna. Qui fu scelto per una missione diplomatica a Venezia, ma recandosi presso la città della laguna contrasse la malaria. Il poeta si spense a Ravenna il 14 settembre 1421, a 56 anni di età. 

 

La Tomba di Dante

Singolari sono le vicissitudini che riguardano la sepoltura e la conservazione delle spoglie di Dante Alighieri  a Ravenna. Il corpo del poeta fu conservato inizialmente in un’urna marmorea, per poi essere collocato in un sontuoso sepolcro ad opera dell’architetto Pietro Lombardi, nei pressi della Basilica di San Francesco. Quando la città passò sotto il controllo dello Stato Pontificio, tuttavia, la sepoltura fu abbandonata e prese a versare in un penoso stato di degrado. Solo nel 1780 Camillo Morigia fu incaricato di costruire la cappella presso la quale ancora oggi riposano i resti di Dante.

 

Il Tempietto di Camillo Morigia, all’interno del quale riposano le spoglie di Dante Alighieri.

 

 

Ciò nondimeno, le vicissitudini delle spoglie del sommo poeta non erano ancora terminate. Poiché i fiorentini ne rivendicavano la paternità, i frati della Basilica di San Francesco nascosero i resti del corpo per timore che potessero essere trafugati. I religiosi si tramandavano molto gelosamente l’ubicazione del nascondiglio, rivelando a nessun’altro il loro segreto. In ogni caso, nel 1810 Napoleone Bonaparte ordinò la soppressione di tutti gli ordini monastici e il nascondiglio dei frati andò dimenticato. Fino al 1865 delle spoglie di Dante non si ebbe più traccia, finché un muratore non le rinvenne casualmente dietro una porta murata dell’oratorio attiguo alla Basilica. 

 

La Basilica di San Francesco 

La Basilica di San Francesco di Ravenna risale al IX secolo ma sorge su un preesistente luogo di culto intitolato agli apostoli Pietro e Paolo. Qui i frati celebrarono i funerali di Dante Alighieri. Insolito particolare è la presenza di una cripta sotto il presbiterio, situata al di sotto del livello del mare. La cripta è a tre navate con volte a crociera; sul pavimento allagato (laddove nuotano persino dei suggestivi pesci rossi) è possibile osservare degli splendidi mosaici. Essi svelano l’antica funzione del vano: accogliere le spoglie del vescovo Neone, il cui sarcofago è collocato dietro la finestra di accesso. 

La Basilica di San Francesco

 

L’affascinante cripta presso la Basilica di San Francesco

 

 

 

 

Il sarcofago del vescovo Neone

 

Samuele Corrente Naso

 

 

 

[1] Fonti da Plinio il Vecchio. [2] Olimpiodoro. [3] Concilio di Nicea, 325