L’Uomo-leone, la statuetta più antica del Mondo

Nel 1939, nel corso di una serie di scavi archeologici presso la grotta di Hohlenstein-Stadel, in Germania, furono rinvenuti alcuni frammenti di una singolare statuetta, che da subito fu ribattezzata come l’Uomo-leone. Tuttavia, il particolare più straordinario non risiede nelle curiose fattezze, ma piuttosto nelle sue origini: con circa 32.000 anni di età essa è, a buon diritto, la statuetta più antica del Mondo. Che cosa può aver spinto i primi uomini a creare un oggetto così insolito e misterioso, e per quali sconosciute ragioni? E’ tempo di partire per un affascinante viaggio a ritroso nel tempo, alla ricerca delle origini della nostra umanità. 

 

Cosa differenzia l’essere umano dagli altri esseri viventi?

È questa la domanda di natura essenziale che da sempre anima gli studi di filosofi e antropologi. È innegabile infatti che la specie Homo sapiens, le cui origini risalirebbero a 300.000 anni fa, sia contraddistinta da una morfologia e una biologia non dissimile da quella di altri esemplari del regno animale. In accordo con il modello evoluzionistico di Darwin, il genere Homo discende, infatti, dalle scimmie antropomorfe. Lo storico Noah Harari (Sapiens. Da animali a dei: breve storia dell’umanità) conia a tal proposito un’espressione che potremmo definire iconica:

Appena sei milioni di anni fa, un’unica scimmia femmina ebbe due figlie. Una fu la progenitrice di tutti gli scimpanzé, l’altra la nostra nonna“.

 

Oh mammamia! Mi stai dicendo che io e te abbiamo il 98% di DNA in comune?

 

Zoe e Bios

Ciò è evidente in tutta quella serie di tratti istintivi che ci contraddistinguono. Eppure, nessuno di noi potrebbe affermare di essere meramente un animale. Al contrario, la capacità di pensiero e la razionalità ci pongono su di un piano differente, di metacognizione, è possibile interrogarsi sul pensiero stesso [1]. È evidente come questa caratteristica sia propria dell’essere umano, ma non degli animali; quest’ultimi, al contrario, si realizzano  pienamente nell’azione istintiva che stanno compiendo. Mentre un gatto mangia, mangia. Mentre un uomo mangia, egli ha la capacità di pensare che sta mangiando. Gli antichi filosofi greci definivano con il termine zoe, il semplice fatto di vivere comune a tutti gli esseri viventi. 

Gli animali sono contraddistinti da una perfetta correlazione, biologicamente determinata, con l’habitat in cui vivono (si pensi all’orso polare al Polo Nord). L’uomo, al contrario, non ha un habitat naturale, ma si è dovuto adattare in maniera assai peculiare a contesti estremamente differenti. Fino a 40.000 anni fa esso era totalmente immerso nella sola dimensione Zoe, in una situazione di forte svantaggio evolutivo [2].

L’uomo, infatti, non possiede né ali, né pelliccia, né artigli, né nulla che avrebbe potuto sottrarlo alla naturale catena alimentare.  Ciò nondimeno, in breve tempo, la specie umana riuscì a colonizzare praticamente ogni angolo del mondo, differenziandosi in una molteplicità di gruppi antropologicamente diversificati. Il termine greco bios definisce al meglio tali differenti modi di vivere. È la forma che esprime la vita propria di un singolo o di un gruppo. Bios, in tutte le sue manifestazioni culturali, ha consentito di elevare l’uomo e permetterne la sopravvivenza.

 

Il concetto di cultura

La cultura è intesa, in questa direzione, come una seconda natura, e tale permane ancora oggi. La grande maggioranza delle cose che facciamo, e che riteniamo a buon diritto essere naturali, sono invece derivanti da un processo di inculturazione, che subiamo inconsapevolmente nel corso della vita. Si pensi al modo di mangiare, di dormire, al pianto… E’ evidente che un abitante della Guinea Equatoriale abbia una concezione di tali comportamenti assai differente rispetto alla nostra! Il senso del gusto e del disgusto alimentare, dei canoni estetici, sono strettamente dipendenti dal contesto culturale

A tal proposito, l’antropologo statunitense Geertz definisce la cultura come quellarete di significati che gli individui hanno creato e continuano a ricreare, restandone così invischiati“.

In altri termini, la cultura, e le sue particolari rappresentazioni, costituiscono lo strumento di risposta evolutiva attraverso il quale l’uomo cerca di porre rimedio alla sua imperfezione, alla mancanza biologica originaria. La vita bios è proprio ciò che ci differenzia dagli animali.

In definitiva, l’uomo è un animale culturale in quanto attribuisce un significato a ciò che fa.  Attraverso questa significazione della vita, egli supera il timore di adattamento all’ambiente, alla vita, al mondo. La paura più profonda dell’essere umano non è, infatti, quella della morte, ma è legata piuttosto al vivere nella sola dimensione zoe. Per l’uomo primitivo, nel periodo del Paleocene, ciò corrispondeva a dover fronteggiare i pericoli della natura, di un habitat ostile e inospitale. Per tale ragione, la natura è sovrascritta attraverso un sistema di particolari segni codificati e riconoscibili.

In quest’ottica, assume importanza fondamentale la concezione del simbolo, intesa nella sua accezione culturale e di appartenenza a una specie, un gruppo, un’etnia. La cultura è pertanto simbolica!

 

Il simbolo

Il simbolonell’accezione del termine più vasta, è il sistema bios che l’essere umano dei primordi adotta per mantenersi nel mondo, per “comprendere l’esperienza e imporre un ordine all’universo, che assumerebbe altrimenti l’aspetto di una enorme confusione” [3] .

Esso, come pure tutta la serie di complessi rituali che appartengono all’umanità, ci aiutava 40000 anni fa, così come oggi,  a superare il senso di smarrimento e impotenza che si avverte di fronte alla natura.

 

 

 

L’Uomo-Leone di Hohlenstein

 

Uomo-leone
L’Uomo-leone. Foto di: Dagmar Hollmann, licenza CC-BY-SA-4.0

 

La prima manifestazione simbolica dell’essere umano è una statuetta di soli 30 centimetri, realizzata in avorio ricavato da zanne di mammut, circa 32.000 anni fa.  Si tratta dell’Uomo-Leone di Hohlenstein, opera scolpita da un abile cacciatore-raccoglitore, il cui significato resta ancora tutt’oggi misterioso.

Alcuni frammenti furono ritrovati nel 1939 nel corso degli scavi presso la grotta di Hohlenstein-Stadel, in Germania, avviati nel 1937 sotto la direzione dello storico Robert Vertzel. Interrotti i lavori a causa della Seconda Guerra Mondiale, i resti della statuetta furono conservati e recuperati soltanto trent’anni dopo.  Il minuzioso lavoro di ricomposizione fu affidato all’archeologo Joachim Hahn.

 

Analisi e ipotesi

L’Uomo-Leone presenta una testa leonina, quantunque senza criniera, con gli arti superiori tipicamente animaleschi, mentre la metà inferiore raffigura chiaramente tratti umani.

L’antropologa Elisabeth Schmid ritiene si tratti di una figura femminile, sebbene sia difficile determinarne il sesso; ciò lascia adito ad alcune ipotesi di connessione con il matriarcato delle società primitive. In primo luogo, l’ombelico della statuetta sembrerebbe recare i segni del parto. Si nota infatti la presenza di una piega orizzontale lungo la parte inferiore dell’addome. Secondo il paleontologo Schmid, inoltre, la statuetta aveva inizialmente i seni, i quali potrebbero essere andati perduti.

Tuttavia, questa non è l’unica ipotesi sul manufatto: la statuetta dell’Uomo-Leone potrebbe invece rappresentare uno sciamano?

 

Significazione dell’Uomo-Leone

Fin dall’antichità, tutte le rappresentazioni religiose, di carattere sostanzialmente totemico [James Frazer, Il Ramo d’Oro, 1890], sono fortemente incentrate su complessi sistemi di simboli. Questa figurazione è evidente dall’etimologia del termine simbolo, il quale deriva dal greco συμβάλλω (symballo) e ha il significato di “mettere insieme” due distinte parti. Non a caso, il termine antitetico di simbolo è diavolo, il quale è “colui che divide“,  dal greco Διάβολος, diábolos.

La statuetta dell’Uomo-Leone si connota di un forte significato simbolico. La rappresentazione di una figura metà uomo e metà animale indica la paura atavica dell’essere umano verso la natura e, allo stesso tempo, il suo stesso superamento. Essa assurge ad una funziona apotropaica e figurativa. Il tentativo di umanizzare il leone, di inquadrare i pericoli dell’ambiente in un sistema codificato di segni, aiuta l’uomo primitivo a superare la sua incompiutezza biologica. La statuetta dell’Uomo-Leone, pertanto, indica idealmente la realizzazione dell’uomo in quanto uomo. Essa rappresenta un primo momento storico in cui l’essere umano si differenzia simbolicamente dagli animali. In definitiva, l‘Uomo-Leone segna la nascita dell’umanità come oggi la conosciamo.

 

Samuele Corrente Naso, Daniela Campus et al.

 

[1] Kant, Antropologia pragmatica

[2] Arnold Gehlen, L’uomo. La sua natura e il suo posto nel mondo; Helmuth Plessner, “I gradi dell’organico”.

[3] Geertz, Interpretazione di culture