Un viaggio nel passato a Paestum

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Visitare il Parco Archeologico di Paestum, nella provincia di Salerno, significa percorrere un vero e proprio viaggio a ritroso nella storia. Il sito racchiude, come in un varco di un Universo sospeso nel tempo, millenni di storia straordinaria, i quali si possono raggiungere percorrendo i suoi sentieri petrosi. Dalla preistoria alla greca Poseidonia, dal dominio lucano alla romana Paestum e sino ai nostri giorni, il fascino del luogo è rimasto ininterrotto nei secoli. Esso fu testimone della civiltà sin dagli albori: non pochi sono i manufatti che testimoniano la presenza di insediamenti durante l’età del bronzo, il neolitico o addirittura il paleolitico.

 

Finalmente, incerti, se camminavamo su rocce o su macerie, potemmo riconoscere alcuni massi oblunghi e squadrati, che avevamo già notato da distante, come templi sopravvissuti e memorie di una città una volta magnifica [Johann Wolfgang von Goethe]

 

Etimologia del nome

Molti degli oggetti rinvenuti nel sito sono oggi conservati presso il Museo Archeologico Nazionale di Paestum (foto in basso) e rappresentano una testimonianza storica dal valore pressoché inestimabile. 

 

 

I primi a stabilire un vero e proprio insediamento urbano furono i Greci in un periodo antecedente al 625 a.C., come farebbero supporre alcuni ritrovamenti archeologici. Lo storico Strabone per primo riferisce in un passo [1] di una città chiamata Poseidonia, probabilmente fondata dagli abitanti della vicina Sibari. Il nome della nuova polis fu dato in onore al dio del mare Poseidone, a cui gli abitanti chiedevano protezione. Tra il 560 a.C. e il 440 a.C. Poseidonia conobbe il periodo di massimo splendore, durante il quale furono edificate le costruzioni più imponenti, alcune delle quali è possibile ammirare ancora oggi. Tra questi i Templi di Atena, Nettuno ed Hera, ma pure parte dell’Agorà, come l’Ekklesiasterion.

 

 

I templi di Paetum

I tre templi, che oggi è possibile ammirare all’interno dell’area archeologica di Paestum, rappresentano un raro esempio di costruzioni di età greca pervenuteci in buono stato di conservazione. Gli edifici, di stile dorico con doppie colonne, dovevano un tempo essere riccamente decorati, sia esternamente che internamente. I colori sgargianti del colonnato e del timpano servivano ad omaggiare una divinità posta all’interno del tempio. Essa, nelle fattezze di una enorme statua, “osservava” attraverso le colonne i rituali che quotidianamente erano compiuti sui numerosi altari posti nell’area. 

 

Tempio di Atena

 

Il Tempio di Nettuno, esterno

 

Interno del Tempio di Nettuno

 

Il Tempio di Hera

 

L’Agorà

Un’ampia porzione del sito archeologico è occupata dall’antica Agorà greca, la piazza principale della polis. Qui è ancora visibile l’Ekklesiasterion, un edificio a gradoni circolare ricavato dalla roccia (come per i teatri greci) all’interno del quale venivano prese le più importanti decisioni politiche di Poseidonia.  

 

 

La Tomba del Tuffatore

Al periodo di massimo splendore ellenico appartiene pure uno straordinario reperto rinvenuto nei pressi di Paestum nel 1968, che ha permesso di scrivere un’importante pagina di storia dell’arte della pittura greca.  Si tratta della Tomba del Tuffatore, la quale rappresenta un vero e proprio mistero dell’antichità. Nessuna descrizione potrebbe essere più esplicita di quella dell’archeologo che la riportò alla luce, Mario Napoli: 

 Iniziatosi lo scavo, la quarta tomba posta in luce, in circostanze certamente fortunate, è la tomba del Tuffatore: si verificava così il più sconvolgente rinvenimento archeologico da moltissimi anni a questa parte. È, la tomba del Tuffatore, una normale tomba a cassa, formata, cioè, da lastre di travertino locale […] Nulla lasciava sospettare, al momento del rinvenimento, che questa dovesse particolarmente distinguersi dalle molte migliaia di tombe che si sono rinvenute da tempo intorno a Paestum, al di fuori di una cura particolare posta nel suturare con stucco bianco le congiunzioni tra le varie lastre, come se si fosse voluto evitare che l’acqua o il terreno penetrassero nell’interno della tomba. Sollevata la lastra di copertura, ecco apparire la tomba completamente affrescata, non solo nelle pareti interne delle quattro lastre formanti la cassa, ma anche, e questa è una strana novità, nell’interno della lastra di copertura.

 

Descrizione

La Tomba del Tuffatore rappresenta, infatti, l’unico esempio esistente di pittura figurativa non vascolare della Magna Grecia. La tecnica utilizzata è quella dell’affresco e il soggetto rappresentato è tutt’oggi oggetto di ricerche e interpretazioni. 

 

 

La lastra di copertura della sepoltura, infatti, presenta un uomo nell’atto di lanciarsi dall’alto di una colonna verso il mare. Da qui la denominazione del “tuffatore”. Il rinvenimento eccezionale del reperto mise da subito in rilevanza diversi misteri: chi era il tuffatore? Chi era costui perché, esempio unico nel suo genere, si dovesse affrescare internamente la sua sepoltura? Ma soprattutto, quale messaggio vuole trasmettere l’enigmatica lastra di copertura della Tomba?

 

 

Ipotesi sulla Tomba del Tuffatore

La maggior parte degli studiosi concordano su una interpretazione univoca. La rappresentazione sulla Tomba del Tuffatore, che mostra influenze stilistiche etrusche, mostra il passaggio dalla vita alla morte. L’uomo si lancia da un’alta colonna, raffigurazione del confine del Mondo (le Colonne d’Ercole) verso l’ignoto, il mare, l’aldilà. Persino nel suo significato figurativo la sepoltura presenta caratteri di eccezionalità: soltanto da Platone in poi, infatti, i Greci cominceranno ad acquisire alcune forme di spiritualità legate al trapasso dell’anima. L’uomo della Tomba del Tuffatore fu in questo certamente un precursore. Ma chi era costui? Un’ipotesi credibile vuole che egli fosse un importante iniziato ai culti misterici.

 

Paestum dai Romani ai nostri giorni

Poseidonia passò sotto il dominio lucano nel 410 a.C circa, divenendo Paistom,  e vi rimase sino al 273 a.C., anno in cui fu conquistata dai Romani. Questi infine mutarono il nome dell’insediamento nell’odierno Paestum.  I Romani contribuirono all’ampliamento del centro urbano, ponendo grande rispetto per gli edifici preesistenti, come nel caso del Tempietto di Zeus.

 

I Romani conservarono il Tempietto greco di Zeus, recintandolo. 

 

E a questo periodo, inoltre, che risale la cinta muraria che circonda l’area archeologica. 

 

 

Durante il periodo di dominazione romana fu inoltre edificato un anfiteatro, il quale è situato in prossimità dell’antico Foro.

 

L’ingresso dell’Anfiteatro romano.

 

Sala “romana” del Museo Archeologico Nazionale di Paestum

 

In seguito al periodo di dominazione romana l’area di Paestum prese ad impaludarsi. Ciò, se da una parte impedì lo sviluppo e l’abitabilità, ne consentì la pressoché intatta conservazione. Il sito, infatti, a causa dell’aria insalubre e della malaria, fu quasi dimenticato per lunghi secoli, sino a giungere ai nostri giorni. 

 

 

Samuele Corrente Naso

 

NOTE

[1] Strabone, V 4, 13