L’ultimo giorno di Lucius Vetutius Placidus a Pompei

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Gli Scavi di Pompei e il Quadrato del Sator

 

Gli scavi presso il sito archeologico dell’antica Pompei iniziarono ufficialmente nel 1748 per volere della dinastia borbonica. L’intento della famiglia reale era, infatti, di accrescere il proprio patrimonio artistico. I primi rinvenimenti furono presso la zona dell’Anfiteatro, e riguardarono soprattutto monete, statue e affreschi.

Singolare è il fatto che gli archeologi, al 1763, non avessero ancora identificato la città a cui appartenessero le rovine, allorché fu trovata una targa che recitava Res Publica Pompeianorum. Per ragioni politiche gli scavi rimasero successivamente sospesi sino alla prima decade del XIX secolo, quando Carolina Bonaparte, moglie di Gioacchino Murat, prese in consegna personalmente gli scavi, dirigendone addirittura gli operai.

 

 

Nel 1845 furono riportate alla luce le aree circostanti Via dell’Abbondanza.

 

 

Dopo l’unità d’Italia fu invece l’archeologo Giuseppe Fiorelli a dirigere gli scavi, a cui dobbiamo l’odierna suddivisione del sito in insulae e regiones.

 

Una Insula

 

Nel 1899 fu individuato il porto di Pompei presso uno dei canali del fiume Sarno.

Nel 1912 venne riportata alla luce la facciata del Termopolio di  Lucius Vetutius Placidus, presso Via dell’Abbondanza.

A questo periodo, inoltre, risalgono numerosi ritrovamenti di affreschi, i quali vennero conservati adesi all’intera parete murale.

 

 

Nel 1930 furono completati gli scavi di Villa dei Misteri.

 

Il Quadrato del Sator.

Nel 1936 Matteo della Corte identificò, presso una scanalatura di una colonna del portico occidentale della Grande Palestra, il Quadrato del Sator. Da questo momento il magico palindromo prenderà anche il nome di “latercolo pompeiano”.  L’esemplare è oggi conservato, sebbene non più leggibile, presso l’Antiquarium di Pompei.

 

 

Qualche anno prima, nel 1925, era stato invece l’architetto Mauri a rinvenire una raffigurazione incompleta dello stesso Quadrato del Sator, oggi perduta, presso un frammento di intonaco nella casa di Paquius Proculus.

Dopo il terremoto dell’Irpinia del 1980 si decise per un totale restauro degli scavi operati sino a quel momento e solo nel 1987 ripresero le attività di ricerca.

 

 

I lavori di scavo continuano tutt’oggi. A seguito di alcuni crolli, nel 2010, l’Unione Europea ha stanziato 105 milioni di euro per il restauro e la messa in sicurezza idrogeologica del sito.

 

La Redazione di Indagini e Misteri vi saluta, arrivederci alla prossima avventura!

 

 

Samuele Corrente Naso