Bologna, il diavolo e le leggende

 

 

A ridosso delle colline dell’Appennino tosco-emiliano, fra lo sbocco del fiume Reno e del torrente Savena, si staglia l’antica città di Bologna, le cui origini si collocano a metà tra la storia e la leggenda. Insediamento etrusco prima, fiorente borgo medioevale poi, custode dell’università più antica d’Europa. I suoi misteri si mescolano nel tempo tra ridente illuminismo, esoterismo e diaboliche presenze. Città mai doma, dalle celebri dispute col papato all’ambiziosa basilica di San Petronio. La redazione di Indagini e Misteri a caccia di segreti tra le vie della sorprendente Bologna.

 

Le leggende sull’origine della città

Diverse leggende si sono susseguite lungo i secoli, nel tentativo di spiegare le origini della città di Bologna. Si narra che fu l’umbro Ocno, o l’etrusco Felsino, a dare il nome alla città, che solo successivamente fu mutata in Bononia. La storia più affascinante, tuttavia, vorrebbe Bologna fondata dal re etrusco Fero che l’avrebbe così chiamata in memoria della sua amante, travolta da una piena del fiume Aposa, oggi sotterraneo. Con l’espansione dei confini urbani fu costruita un’imponente cinta muraria. La città avrebbe poi mutato nome a causa di un curioso episodio. Pare, infatti, che durante una caldissima giornata di lavoro, la figlia di Fero abbia porto al padre un recipiente d’acqua con la promessa di ribattezzare la città proprio con il suo nome: Felsina.

 

I primi secoli

Dal punto di vista storico, Bologna affonda le proprie radici intorno al IX secolo a.C. circa, quando furono costruiti i primi insediamenti tra il fiume Idice e il fiume Reno. In epoca etrusca (VII-VI secolo a.C.) la città divenne uno dei centri urbani principali della Pianura Padana. Con la successiva discesa dei Galli, tra il V e il IV secolo a.C., gli etruschi persero progressivamente il loro controllo su Felsina, la quale passò sotto il dominio dei Galli Boi.

Questi ultimi riuscirono a mantenere il potere sull’insediamento sino al 196 a.C., quando furono sconfitti dalle truppe romane. L’antica Felsina divenne pertanto una colonia romana, alla quale fu attribuito, mediante votazione da parte del Senato repubblicano nel 189 a.C., il nome di Bonomia. Il significato del suo toponimo non è univoco: alcuni studiosi ritengono che esso sia attribuibile alla denominazione della tribù dei Boi, altri addiritura hanno individuato un legame con la divinità celtica della prosperità.

 

Il periodo romano

Il dominio romano trasformò Bonomia in una città fiorente, ricca d’imponenti e ricche costruzioni, impreziosite in epoca augustea con marmi e mosaici; tra queste, furono edificate le terme, un teatro, l’arena, e l’acquedotto. E’ a questo periodo che risale una delle vie di comunicazione più importanti dell’epoca, anche grazie ai traffici commerciali che la interessavano: la via Emilia, costruita a partire dal 187 a.C per volontà del console Marco Emilio Lepido. Bonomia divenne, pertanto, un fulcro della rete viaria romana.

 

Età bizantina

Alla fine del III secolo d.C., a seguito della progressiva invasione dei barbari che avrebbe decretato nell’anno 476 d.C la fine dell’impero romano d’Occidente, furono edificate le mura della città.  In realtà esse non racchiudevano l’intero centro urbano, ma escludevano i quartieri più poveri a nord e ad ovest. Il vescovo di Milano Ambrogio fece apporre delle croci in quattro delle sei porte della città. Tali croci sono oggi conservate all’interno della Basilica di San Petronio.

Uno dei vescovi più importanti, infatti, fu sicuramente San Petronio, al quale è dedicata la basilica attualmente più importante, da un punto di vista artistico, della città. Al crollo dell’impero romano d’Occidente, le varie colonie cispadane furono soggette al controllo prima degli ostrogoti di Teodorico, successivamente degli eserciti imperiali.

Nel 727 Liutprando, re dei Longobardi occupò la città di Bologna, che rimase dominio longobardo sino al 774, quando Carlo Magno la restituì alla Santa Sede. La città, che nel frattempo viveva un notevole sviluppo demografico ed economico, oltre che culturale, si trovò al centro delle lotte per l’investitura, a causa del duplice dominio cui fu soggetta: quello papale da un lato, quello imperiale dei conti dall’altro.

 

Età medioevale

È proprio in quest’epoca (XI secolo circa) che nacque lo Studium, poi Universitas Scholarium, ovvero l’attuale università, che crebbe talmente in notorietà che Bologna divenne “la dotta”. All’imperatore Enrico V, mediante una serie di concessioni e un atto ufficiale, è dovuta l’istituzione di quell’organismo oggi noto come Comune. Quest’ultimo partecipò alle lotte contro il Barbarossa e, nel 1176, aderì alla Lega Lombarda.

Successivamente, con la pace di Costanza del 1183, che segnò la fine degli scontri tra l’imperatore e la Lega, Bologna ricevette l’autorizzazione a coniare la propria moneta. In questo periodo il comune conobbe un grande fervore, sia sul piano politico, con l’abolizione della schiavitù feudale e i tentativi di estendere il proprio territorio verso Modena, la Romagna e Pistoia, sia sul piano dell’edilizia, con l’edificazione delle numerose torri (di cui quella degli Asinelli è una delle più note) e dei vari canali che garantivano un ingente flusso commerciale.

 

La Torre degli Asinelli e della Garisenda nel centro cittadino

 

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La Torre della Garisenda

 

Alla fine del XIII secolo, con i suoi 60000 abitanti, divenne la quinta città europea per la sua popolazione, oltre che il più importante centro tessile italiano. La città continuava a crescere demograficamente, tanto che si rese necessaria la costruzione di una nuova cinta muraria, nota come cresta, avviata nel Duecento circa.

Fu proprio in questi anni che Piazza Maggiore si circondò di nuovi palazzi e di nuove chiese, come quella di San Francesco e san Domenico.

Dalle lotte tra guelfi e ghibellini ai nostri giorni

Al contempo Bologna fu coinvolta nelle lotte tra i guelfi, rappresentati dalla famiglia dei Geremei, e i ghibellini, identificabili nella famiglia dei Lambertazzi, conflitto che si concluse alla fine del XIV secolo, con la restaurazione della “Signoria del popolo e delle arti”. Bologna fu altresì sottoposta al dominio dei Bentivoglio, che durò circa un secolo, sino alla loro cacciata agli inizi del XVI secolo.

Ai Bentivoglio va comunque il merito di aver garantito, almeno per qualche decennio del XV secolo, un certo equilibrio e l’apertura al Rinascimento, fino a quando Bologna non passò al dominio della Chiesa che rimase la padrona incontrastata della città per ben tre secoli.

Con la discesa napoleonica in Italia, Bologna passò a far parte della Repubblica Cisalpina, mentre durante il Risorgimento dovette arrendersi al dominio austriaco, per poi essere annesso al neonato regno d’Italia, nel 1861.