La Triplice Cinta

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La Triplice Cinta è certamente il simbolo più frequentemente ritrovato nell’ambito dell’archeologia misterica. E’ presente come graffito, scultura, o incisione in numerosi siti archeologici di epoca perlopiù medioevale.

 

   Triplice Cinta a Campiglia Marittima (LI)

 

Studi recenti indicano un netto collegamento tra luoghi storicamente appartenuti a talune congregazioni monastiche e cavalleresche, e il ritrovamento di una stretta cerchia simbolistica, tra la quale si distingue proprio la Triplice Cinta. In particolare, è opinione ormai diffusa che i veri fautori della Triplice Cinta medioevale fossero i Cavalieri Templari. L’Ordine monastico, nato a seguito della prima crociata per difendere i pellegrini cristiani si era, lungo i decenni, insediato in alcuni strategici siti europei e del Medio Oriente.

Proprio in molti di questi luoghi, in un periodo che varia tra il XII e il XIV secolo, sono stati rinvenuti esemplari della Triplice Cinta. Ciò nondimeno sono note incisioni del simbolo risalenti addirittura all’età della pietra, fatto che testimonia come esso nasconda un’origine antichissima e ancora avvolta nell’arcano. Persino Platone, nei dialoghi Timeo e Crizia, descrive la capitale di Atlantide come una enorme Triplice Cinta.  

 

 Cavaliere Templare dipinto in una miniatura medioevale

 


Il simbolo, nella sua architettura, è piuttosto semplice. Figurativamente si tratta, infatti, di tre quadrati concentrici uniti da tratti di intersezione perpendicolari. Talvolta è presente un foro posto in posizione centrale rispetto alla struttura.

 

Un esemplare di Triplice Cinta a Collodi Castello (PT)

 

Più complicato, invece, è discernere il significato proprio della Triplice Cinta, ovvero che cosa il simbolo stia ad indicare. Nel tempo si è sviluppato un ferrato dibattito che ha portato sostanzialmente a due principali ipotesi interpretative. 

 

 

1. Triplice Cinta o Filetto?

 

La prima ipotesi propende per l’interpretazione secondo la quale la Triplice Cinta raffiguri la scacchiera di un gioco da tavolo. Effettivamente è nota l’esistenza di un antichissimo passatempo il cui schema di base rassomiglia proprio al simbolo oggetto di studio. Tale gioco possiede svariati nomi: in Italia Filetto o Mulino, in Inghilterra Nine Men’s Morris o Merels e in Francia Jeu du Moulin.

 Il tavoliere del Filetto

 

 Il Filetto si gioca a coppie e si articola in più fasi. Inizialmente si dispongono a piacimento, sullo scacchiere, nove pedine per ogni giocatore, situandole sugli incroci tra i segmenti. Quindi ad ogni turno un giocatore sposta uno dei suoi pezzi in una posizione adiacente a quella precedentemente occupata. Se tre pedine “alleate” si trovano in fila lungo un segmento, un pezzo avversario esce dal gioco. Il giocatore che rimane con tre pedine o non può più muovere, perde la partita.

A favore della ipotesi ludica è il fatto, piuttosto evidente, che la Triplice Cinta venga ritrovata in luoghi di stazionamento di sentinelle o in carceri. Dunque, in luoghi “di attesa”, dove è probabile che venisse usata come gioco per ingannare il tempo.

Tuttavia, alcuni rinvenimenti fuori dalla norma gettano più di un dubbio sul reale significato del simbolo. Diversi esemplari della Triplice Cinta, infatti, sono stati ritrovati, come incisioni, su soffitti o pareti verticali. E dubitiamo che i giocatori del Filetto possano volare o stare a testa in giù!

La Triplice Cinta verticale nell’Abbazia di San Galgano, Chiusdino (SI)

 

Questa constatazione conduce necessariamente alla seconda ipotesi, quella per cui la Triplice Cinta abbia una valenza misterica al pari di altre incisioni enigmatiche, come il Quadrato del Sator.

 

 

2. La Triplice Cinta, valenze simboliche

 

L’ipotesi secondo cui la Triplice Cinta rappresenta una simbologia di tipo misterico potrebbe avere  un fondamento storico. Non è un caso che i più ampi diffusori del simbolo nel Medioevo fossero i Cavalieri Templari, il cui Ordine notoriamente si occupava di studi concernenti l’esoterismo. E’ possibile che esso utilizzasse la Triplice Cinta come segno di riconoscimento? A tal proposito, potrebbe essere utile ricordare che, tra le mansioni effettive dei Templari, vi era quella di proteggere i resti del sacro Tempio di Salomone a Gerusalemme, distrutto l’ultima volta nel 70 d.C dall’imperatore Tito. Effettivamente, la descrizione che il biblico Libro delle Cronache riporta a proposito dell’edificio, è piuttosto singolare:

“il cortile dei sacerdoti, il gran cortile e le porte di detto cortile, che rivestì di bronzo”.  [Cronache II 4,9]

A ben vedere parrebbe di leggere una descrizione della Triplice Cinta! Non è difficile, dunque, immaginare che tale simbolo potesse rappresentare il Tempio di Gerusalemme con i suoi due cortili concentrici.

 

Il Tempio di Gerusalemme fu edificato una prima volta ad opera del Re Salomone. Fatto distruggere da Nabucodonosor nel 586 a.C, fu ricostruito al ritorno degli esuli israeliti da Babilonia. La foto mostra un plastico della ricostruzione (secondo Tempio di Gerusalemme). Tuttavia, l’edificio sacro fu definitivamente distrutto dall’imperatore romano Tito nel 70 d.C.

 

Triplice Cinta e Cristianesimo

Non è escluso, tuttavia, che la Triplice Cinta possa nascondere un significato implicitamente connesso al Cristianesimo, in quanto associato frequentemente a luoghi di culto. La figura potrebbe, infatti, essere una rappresentazione della Santa Trinità che sormonta una croce. Al contempo potrebbe indicare la Merkavah: il carro di fuoco che in Ezechiele 1,4-26 si muove contemporaneamente in tutte le direzioni, allegoria della Parola di Dio. La Triplice Cinta è divisa in quattro quadranti, come gli angeli che formano la struttura proprio della Merkavah, o come gli evangelisti Matteo, Marco, Luca e Giovanni cui spetta il compito di diffondere il Verbo. Tale simbolo potrebbe dunque essere un richiamo evangelico alla potenza della Parola di Dio? Se così fosse, la Triplice Cinta avrebbe una funzione non così dissimile da quella dei simbolistici Cristogrammi.

 

Samuele Corrente Naso